ROMA\ aise\ – A sentire Gaetano Quagliarello e Anna Finocchiaro il voto e la circoscrizione estero sono dati acquisiti, per niente in discussione. Sia il Ministro per le riforme costituzionali che la presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato hanno parlato di riforme, “messe in sicurezza” del voto, valorizzazione degli eletti all’estero, mai della loro eliminazione. Occasione è stato il dibattito  “Europei in movimento. La rappresentanza delle comunità nelle istituzioni: una risorsa per i Paesi d’origine” promosso dal senatore Pd Claudio Micheloni oggi a Palazzo Giustiniani e iniziato con l’intervento del presidente del Censis, Giuseppe De Rita.

Come De Rita, anche il Ministro Quagliariello ha citato Leopoldo Elia che, a sostegno del voto degli italiani all’estero, disse che la legge serviva per superare una “arbitraria discriminazione nell’esercizio dei diritti”.

Dopo tre tornate elettorali – la prima per le elezioni politiche è stata nel 2006 – per il Ministro “l’esperienza ha luci ed ombre. Serve un intervento di manutenzione per rendere più funzionale questo strumento di rappresentanza e pluralismo”. Certo, ha aggiunto, “sarebbe un errore settorializzare questo tema, senza collegarlo alla riforma costituzionale che cerchiamo di portare avanti”. La rappresentanza degli italiani all’estero è legata “a due aspetti in particolare: la riforma del sistema bicamerale e quella della legge elettorale”.

Mettere mano alla Costituzione non è un esercizio di stile: “dobbiamo tenere conto di come è cambiata la società, dal 48 ad oggi, – ha detto Quagliariello – di come l’evoluzione della tecnologia ha influito sulla democrazia, della velocità dei processi decisionali e di come sono cambiati i partiti, che restano essenziali per la democrazia. La nostra Costituzione – ha proseguito il Ministro – è frutto di un compromesso alto e nobile”, ma “la seconda parte è da cambiare” nella consapevolezza che “lavorare ad una riforma non significa tracciare un modello ideale da calare sulla realtà”, perché la realtà cambia.

Ora questa realtà, forse, ci porterà (forse) a cambiare il bicameralismo perfetto: “la Camera dei territori e delle autonomie sarebbe la sede per valorizzare ruolo e funzione degli eletti all’estero”, ha detto Quagliariello che, sulla questione-voto, ha poi sostenuto che occorre dare “migliore funzionalità alla norma che regola il voto e la rappresentanza, mettendo in sicurezza il voto per corrispondenza, trovando il giusto equilibrio tra la garanzia dell’esercizio del diritto politico e la necessità di prevenire brogli elettorali”.

“Le proposte emerse sul finire della scorsa Legislatura – ha ricordato – erano condivise dai maggiori partiti di maggioranza: credo che non aver portato a termine quella riforma sia uno dei più gravi errore della politica”. Nel testo citato da Quagliariello si prevedeva l’inversione dell’opzione e l’inserimento della fotocopia del documento di identità: “ora il Governo vuole riprendere in mano quel testo, come confermato anche dall’approvazione in Senato dell’odg del senatore Di Biagio, che impegna il governo ad un confronto attivo con gli eletti all’estero”.

“Rendere effettivo il voto degli italiani all’estero è una conquista di civiltà”, ha detto, in conclusione il Ministro. “La presenza degli eletti all’estero deve rappresentare un fattore di progresso per la nostra democrazia”.

Presidente della Commissione Affari Costituzionali – dunque a capo del Comitato per le riforme che dovrebbe essere approvato in via definitiva alla Camera, insieme al deputato Francesco Paolo Sisto (Pdl) suo omologo a Montecitorio – Anna Finocchiaro ha prima lodato l’organizzazione di un dibattito “non celebrativo” e poi riportato la sua esperienza di politica che si “è imbattuta” negli italiani all’estero e nei loro rappresentanti solo nel 2006, quando è diventata capogruppo Pd a Palazzo Madama. “Il senso più profondo che ho colto in questa rappresentanza è innanzitutto una voglia di partecipazione civica straordinaria. Se un Paese che ha vistosi segni di disaffezione per la partecipazione alla vita pubblica mostra un così vivido interesse per la partecipazione alla vita istituzionale, questo – ha sottolineato – deve essere considerato un valore positivo e cofattore della nostra forza sullo scenario internazionale”.

“In 7 anni da capogruppo in Senato – ha aggiunto Finocchiaro – io di battaglie dei senatori eletti all’estero che riguardassero “micro questioni” non ne ho viste; interesse per i diritti sì. Hanno rappresentato all’attenzione del Parlamento questioni di prima grandezza politica: come la tutela e la promozione di lingua e cultura; la loro grande attenzione all’immigrazione che è questione prioritaria in tutti i Paesi, come detto ieri da Micheloni; abbiamo verificato più volte il loro impegno su una migliore organizzazione delle rappresentanze diplomatico-consolari”. Insomma, “l’utilità della permanenza degli eletti all’estero nel nostro Parlamento va sganciata da stereotipi e pregiudizi. La loro permanenza in una delle due Camere non risponde a nostalgiche rappresentazioni, ma si collega con forza allo sforzo dell’Italia di meglio organizzarsi e rappresentarsi nel mondo così da valorizzare le proprie peculiarità e la propria identità”.

“Le critiche mosse agli eletti all’estero si misurano su una vecchia idea degli emigrati”, ha sostenuto la senatrice Pd, stigmatizzando quanti “non riescono a cogliere il tratto di novità e forza che hanno rappresentato in questi anni”. Certo, ha riconosciuto, “ha molto giocato la qualità dei rappresentanti mandati in Parlamento”.

“Nel dibattito sulle riforme noi dovremmo dedicare a questo tema un punto di riflessione vero, non per perpetuare un privilegio ingiustificato o assecondare una forza politica, ma per capire se all’Italia serve o no la rappresentanza degli italiani all’estero. Io – ha concluso – credo di sì”. (m.cipollone\aise)

 

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