Si chiamava Riziero, trasformato in Riz ed aveva iniziato come pianista a Roma, a 22 anni, ingaggiato in una sala da ballo, per poi entrare in Rai come arrangiatore di orchestre radiofoniche.

L’esordio come autore di colonne sonore nel 1961, al suo rientro in Italia, dovo un quinquennio fra gli Stati Uniti ed il Messico (dove aveva sposato la cantante Katyna Ranieri), con la partititure di “Mondo cane”  di Gualtiero Jacopetti e Paolo Cavara, con “More”, canzone dei titoli di testa, che vinse un Grammy e fu candidata agli Oscar.

Da allora Riz Ortolani di colonne sonore ne ha scrite tante,  200, fra cui quella de “Il sorpasso” e, ancora, per film italiani e tedeschi di vario genere, soprattutto gialli e western.

Sua la ciolonna de “I giorni de l’ira” di Tonino Valerii, citata da Tarantino in Kill Bill, ma anche del particolarissimo western teutonico “Apache last beattle”.

Con lui si sono formati  alcuni fra i più grandi autori di musiche da film del panorama italiano: Piero Umiliani, Luis Bacalov e Piero Piccioni. E’ morto ieri, a Roma, ad 87 anni, dopo una carriera lunga e trionfale, che lo ha visto lavorare con tutti i maggiori registi nostrani: da Vittorio De Sica a Dino Risi, da Damiano Damiani a Pupi Avati.

Nato a Pesaro, diplomatosi in quel conservatorio, ha sostenuto con determinazione il Festival cinematografico estivo in quella città ed oltre al contributo artistico dato al cinema, va ricordato anche quello che diede alle grandi produzioni televisive internazionali, come la prima stagione di La piovra, Cristoforo Colombo di Lattuada, La primavera di Michelangelo di Jerry London e, ancora più indietro nel tempo, gli sceneggiati più popolari come La cittadella, La freccia nera, David Copperfield, E le stelle stanno a guardare.

Nel 2004, nell’ambito del Premio Pippo Barzizza, gli era stato assegnato il Trofeo alla carriera in qualità di arrangiatore e compositore. E d recente aveva composto la sua prima opera teatrale, Il principe della gioventù, andata in scena in prima mondiale alla Fenice di Venezia il 4 settembre del 2007, dedficata a Giuliano De’ Medici, scritta in collaborazione con Ugo Ghitti, basata su un famoso fgatto storico: La congiura dei Pazzi, diretta da Carmine Pinto,  e con la regia di un maestro del teatro come Pier Luigi Pizzi.

In contrasto con lo Splendore Rinascimentale, l’amore, la vivacità della gioventù fiorentina, la gioia di vivere, le arti, le Feste Carnascialesche, il gioco del calcio, gli intrighi, la bellezza delle donne, i colori, i costumi, il fascino dell’atmosfera, serpeggia la cupa oscurità della famosa Congiura  organizzata da Franceschino dè Pazzi divorato dall’odio e dalla gelosia per i due fratelli Medici amati dal popolo, nonché per il loro potere bancario.  La Congiura culmina con l’assassinio del giovane Giuliano, con 19 pugnalate, nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore durante la Santa Messa dell’Ascensione il 26 Aprile 1478, officiata dal Cardinale Riario (17 anni), nipote di Papa Sisto IV alleato della famiglia Pazzi nel complotto.

Anche in quel caso ed anzi, soprattutto in quello, la forte personalità musicale di Riz  Ortolani si impone   per  la completezza  e  la qualità della sua opera,  poliedrica, innovativa, fatta di apiente orchestrazione  e di novità sonore di grande impatto evocativo.

Particolarmente memorabile, per me, il suo “”Tribute to Ingrid Bergman”, al teatro la Fenice, nel 1983, un evento che ha lasciato ricordi indelebili nella memoria di quanti hanno avuto la possibilità di assistervi.

Come nessun altro, attraverso la musica, seppe interpretare pensiero della morte sotto forma di incubo che si confonde con la realtà, a cui sfuggire attraverso l’arte della rappresentazione, teatrale e cinematografica, antidoto alla angoscia e rfiugio e dal un mondo crudele ed insensibile, che rischia di renderci cinicci, incapaci di incontrasre i sentimenti degli altri.

Ortolani è morto dopo una carriera di 60 anni, lasciandoci un universo di suoni che ci ricordano i sentimentui ed il loro valore, contro l’indifferenza e la perdita di emozioni.

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