(NoveColonne ATG) Roma – Attraverso foto e materiali documentari del fondo Freddi – conservato presso la Wolfsoniana – e ad alcune opere della Collezione riguardanti le produzioni cinematografiche negli anni tra le due guerre, la mostra “La nascita di Cinecittà”, fino al 2 novembre alla Galleria d’Arte Moderna di Genova, ripercorre la nascita di Cinecittà, costruita alle porte di Roma, per volere di Mussolini, su progetto di Gino Peressutti e inaugurata il 28 aprile 1937. Nella sua veste di deus ex machina della cinematografia nazionale, Luigi Freddi fu il principale artefice della nascita della nuova città del cinema, nei cui stabilimenti di via Tuscolana, realizzati sul modello degli studios hollywoodiani, furono funzionanti ben sedici teatri di posa. Nominato da Mussolini nel settembre del 1934 direttore generale per la cinematografia, presidente dal 1940 di Cinecittà e della Cines e, dal 1941, direttore dell’Enic (Ente Nazionale Industrie Cinematografiche), Freddi, oltre a intervenire in prima persona nell’ideazione e realizzazione di alcuni dei più importanti film italiani del periodo, mantenne anche una fitta rete di relazioni con i principali protagonisti del cinema internazionale, come i registi Clarence Brown, Sergej Eizenstein, Georg Pabst, Max Ophuls e Leni Riefenstahl e l’attore Charles Laughton. I suoi rapporti con le più celebri stelle del firmamento cinematografico rimasero intensi pure nel dopoguerra, nonostante il suo allontanamento dalle cariche istituzionali. Freddi – trasferitosi dopo il 25 luglio 1943 a Venezia, dove la Repubblica Sociale tentò di ridare vita a Cinecittà – ebbe comunque il merito di salvare il patrimonio tecnico trasferito sulla laguna, impedendo che prendesse la via della Germania.

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