PapaNapiIL PONTEFICE: L’ITALIA ATTINGA AI SUOI VALORI PER RITROVARE LA CONCORDIA NECESSARIA AL SUO SVILUPPO

 ROMA\ aise\ – Prima visita al Quirinale per Papa Francesco che oggi è stato accolto a Palazzo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Visita di cortesia, ma anche istituzionale. Ad accompagnare il Santo Padre una delegazione del Vaticano, incontratasi con quella del Governo guidata dal Premier Enrico Letta.

Nei loro interventi, entrambi hanno ricordato la storia della Chiesa in Italia, ma anche le “comuni preoccupazioni” di Vaticano e Quirinale: la crisi che colpisce il Paese e i giovani, soprattutto, senza dimenticare l’immigrazione. Napolitano, poi, coglie l’occasione per rilanciare alla politica l’appello di Francesco alla concordia e al dialogo. Il Papa invita l’Italia e gli italiani ad attingere al loro “ricco patrimonio di valori” per ritrovare la “concordia necessaria ad un armonioso sviluppo”.

Riferendosi alle radici italiane di Papa Bergoglio, Napolitano con “sincera emozione” ha dato il benvenuto a Francesco nel Palazzo del Quirinale “testimonianza incomparabile di storia e di creatività” dove “vive, Santità, una storia che Ella porta dentro di sé, per non aver mai perso l’impronta della terra d’origine della Sua famiglia, nella quale è stato chiamato “quasi dalla fine del mondo” per guidare la Chiesa dal Soglio di Pietro. E non vorrei che la solennità formale propria – per tradizione e per spessore istituzionale – di questa cerimonia, appannasse l’espressione dei genuini sentimenti di vicinanza e di affetto che la Sua figura, il Suo modo di rivolgersi a tutti noi, il Suo impegno pastorale, hanno suscitato nell’animo nostro fin dai primi momenti del Suo pontificato”.

Il Presidente ripercorre la strada che ha portato alla Costituzione che “ha ancorato a sé i Patti Lateranensi” e poi i primi mesi di Pontificato di Francesco: “Ella ha trasmesso nel modo più diretto a ciascuno di noi motivi di riflessione e di grande suggestione per il nostro agire individuale e collettivo. E lo ha fatto in questi mesi raccontando sé stesso, dicendoci – con sorprendente generosità e schiettezza – molto della Sua formazione, della Sua evoluzione, della Sua visione. E a tutti – credenti e non credenti – è giunta attraverso semplici e forti parole, la Sua concezione della Chiesa e della fede”.

“Vediamo profilarsi nuove prospettive di quel “dialogo con tutti, anche i più lontani e gli avversari”, che Ella, Santità, ha sollecitato e che costituisce appunto l’orizzonte più vasto – oltre il contesto dei rapporti tra Chiesa e Stato – a cui oggi si deve necessariamente tendere”, ha aggiunto Napolitano, che quindi richiama le “inaudite sfide dell’oggi” non solo geopolitiche ma anche morali. Il capo dello stato parla di “egoismo dilagante, insensibilità sociale, del più spregiudicato culto del proprio tornaconto personale” cui reagire attraverso “parametri ideali e morali irrinunciabili” soprattutto “sollecitando un nuovo spirito di solidale e responsabile”.

In questo Stato e Chiesa hanno “responsabilità comuni”. Responsabilità “che la Chiesa si assume “esprimendo e diffondendo i suoi valori”, liberandosi da ogni residuo “temporalismo”, e dispiegando l’iniziativa delle istituzioni che ad essa si richiamano sul terreno solidaristico ed educativo che è loro proprio. Responsabilità che a loro volta nel campo, ben distinto, in cui sono chiamate ad operare, si assumono le istituzioni politiche, laiche e indipendenti per definizione”.

“La politica ha però – esposta com’è non solo a fondate critiche ma ad attacchi distruttivi – drammatica necessità (lo vediamo bene in Italia) di recuperare partecipazione, consenso e rispetto, liberandosi dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi”, ha aggiunto Napolitano, che indica ancora una volta la priorità del “rinnovamento” delle “proprie basi ideali, sociali e culturali”.

“Vede, Santità, noi che in Italia esercitiamo funzioni di rappresentanza e di guida nelle istituzioni politiche, siamo immersi in una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima spesso avvelenato e destabilizzante. Quanto siamo lontani nel nostro paese da quella “cultura dell’incontro” che Ella ama evocare, da quella Sua invocazione “Dialogo, dialogo, dialogo”! Ebbene, proprio per noi che ora qui Le rendiamo omaggio, come per tutte le espressioni della classe dirigente italiana, è tempo di levare più in alto lo sguardo, di riguadagnare lungimiranza e di portarci al livello di sfide decisive che dall’oggi già si proiettano sul domani. Facendo nascere anche da questa straordinaria e così elevata occasione d’incontro, un impegno comparabile – ha concluso – a quello di cui Ella, Santità Francesco, ci sta dando l’esempio”.

Dal canto suo, Papa Francesco, dopo i ringraziamenti di rito, ha sostenuto che con la visita al Quirinale “vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”.

“Tante – ha rimarcato – sono le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti. Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica ad essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro.

 

È necessario moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa. Il compito primario che spetta alla Chiesa è quello di testimoniare la misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza; perché là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per uno sviluppo sostenibile e sano”.

Il Papa ricorda quindi le sue visite a Lampedusa e Cagliari per riporre l’accento su immigrazione e lavoro e sostenere che “al centro delle speranze e delle difficoltà sociali, c’è la famiglia. Con rinnovata convinzione, la Chiesa, continua a promuovere l’impegno di tutti, singoli ed istituzioni, per il sostegno alla famiglia, che è il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili. La famiglia ha bisogno della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione. Mentre mette a disposizione della società le sue energie, essa chiede di essere apprezzata, valorizzata e tutelata”.

“Signor Presidente, in questa circostanza – ha, quindi, aggiunto Francesco – mi è caro formulare l’auspicio, sostenuto dalla preghiera, che l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e ad offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia. Mi è particolarmente gradito infine associarmi alla stima e all’affetto che il Popolo italiano, anche io, nutre per la Sua persona e rinnovarLe i miei auguri più cordiali per l’assolvimento dei doveri propri della Sua altissima carica. Iddio – ha concluso – protegga l’Italia e tutti i suoi abitanti”. (aise)

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