ROMA\ aise\ – “Da troppi anni imperversa nel nostro Paese” una “spirale di contrapposizioni tra politica e giustizia”. Intervenendo all’incontro di studio in ricordo di Loris D’Ambrosio dall’Università LUISS di Roma, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha rivendicato che “il superamento di tale fuorviante conflitto, gravido di conseguenze pesanti per la vita democratica in Italia, ha rappresentato l’obiettivo costante del” suo “impegno”. Che continua. Come ha detto oggi il capo dello Stato, occorre infatti “operare perché la politica e la giustizia e ancor più le istanze rappresentative dell’una e dell’altra cessino”, come già Napolitano dichiarò dinanzi al CSM nel febbraio 2008, “di “concepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti da una comune responsabilità istituzionale”. Ci tocca operare in questo senso, senza arrenderci a resistenze ormai radicate e a nuove recrudescenze del conflitto da spegnere nell’interesse del paese. Forse – come qui si è detto – passando attraverso “un ridistanziamento tra politica e diritto””.

“E molto importante è il contributo che ci si deve attendere dalla magistratura”, ha osservato Napolitano, che ha posto l’accento su “quei valori e criteri – l’equilibrio, la sobrietà ed il riserbo, l’assoluta imparzialità e il senso della misura e del limite – che sono il miglior presidio dell’autorità e dell’indipendenza del magistrato”.

Ancora il presidente Napolitano ha sollecitato “tra i magistrati un’attitudine meno difensiva e più propositiva rispetto al discorso sulle riforme di cui la giustizia ha indubbio bisogno da tempo e che sono pienamente collocabili nel quadro dei principi della Costituzione repubblicana”. (aise)

 

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