Napolitano: libro e lettura pilastriTORINO\ aise\ – “Il libro, la lettura, la cultura costituiscono pilastri insostituibili per il rafforzamento della democrazia, per lo sviluppo di una partecipazione consapevole e costruttiva alla vita politica e sociale, per il rinnovamento delle istituzioni e delle rappresentanze istituzionali. Quello, cioè, di cui abbiamo acuto bisogno nel nostro Paese”. La sferzata – l’ennesima – arriva dal nostro presidente, Giorgio Napolitano, in un videomessaggio inviato al Salone del Libro di Torino, inaugurato oggi al Lingotto.

Rivolgendo un “caloroso saluto” a tutti i presenti – curatori, organizzatori, autorità presenti, editori e lettori -, Napolitano ha riconosciuto che l’appuntamento di Torino “rappresenta un’occasione unica di informazione sull’offerta editoriale, ma non solo questo. Esso consente incontri diretti con gli autori, offre occasioni di approfondimento culturale, è uno straordinario luogo di incontri e dibattiti all’insegna del pluralismo”.

Per Napolitano “bella e significativa” è “la definizione del Salone come “la più grande libreria d’Italia”: perché getta un ponte tra questo evento specialissimo, che si concentra in alcuni giorni dell’anno, intensamente e riccamente vissuti, con l’opera quotidiana, con il quotidiano fare cultura di tante vere e proprie librerie, comprese le più piccole e periferiche”. A loro, “ai librai italiani”, il capo dello Stato ha voluto riservare un ringraziamento speciale, perché “portano avanti spontaneamente e generosamente una sorta di istruzione permanente nel nostro Paese”.

Poi il monito. “Se possiamo compiacerci del fatto che in 25 anni di vita si sono triplicati i visitatori del Salone e più che raddoppiati gli espositori, non possiamo non tornare a riflettere su una debolezza di fondo della nostra realtà culturale: in Italia si legge troppo poco. Sono meno della metà gli italiani che leggono almeno un libro l’anno al di fuori dei loro doveri di studio o di lavoro. E questa, come sappiamo, è una media nazionale”, ha inviatto a riflettere Napolitano, sottolineando che “la quota dei lettori scende ancora di più nelle regioni meridionali”. L’auspicio del presidente è, dunque, “che la dovuta attenzione mediatica sul Salone costituisca uno stimolo per applicarci a contrastare un fenomeno tanto negativo. Lo è di per sé, perché non leggere significa privarsi di una delle principale fonti di piacere e di sviluppo personale. Lo è pure perché costituisce uno svantaggio oggettivo nella vita individuale e collettiva, anche sotto il profilo economico. Apprezzo perciò tutte le iniziative che negli ultimi anni sono venute crescendo per la promozione della lettura e la diffusione del libro”.

Quanto al tema della creatività cui è dedicato quest’anno il Salone, esso, ha evidenziato Napolitano, “aiuta a comprendere i rischi che derivano dal non leggere o dal leggere troppo poco. La creatività, se vuole generare qualcosa di valido in qualunque campo possa esprimersi, deve poter contare su una base adeguata di conoscenza, altrimenti si risolve in un’approssimativa infeconda improvvisazione. La creatività è innovazione stimolata da curiosità e varietà di interessi, non confinata in micro-specializzazioni. E conoscenza, competenza, curiosità si nutrono anche e molto di lettura”.

Come ha detto il capo dello Stato, “è bene si cominci da piccoli, perfino quando ancora non si sa leggere, ad avvicinarsi alla lettura. Le ricerche sull’importanza dell’istruzione precoce nel determinare la futura carriera scolastica dei ragazzi, nel superare ostacoli di partenza hanno messo in evidenza il ruolo essenziale che possono svolgere i genitori nel leggere fin da piccoli ai propri figli, nello stimolarli alla lettura”. Per il presidente Napolitano è perciò “particolarmente apprezzabile che il Salone ospiti uno spazio dedicato non solo ai ragazzi, ma anche ai bambini e ai loro genitori”.

“Il Salone del Libro costituisce oggi anche una risposta alle sfide di una crisi economica all’interno della quale anche l’editoria sta soffrendo della generale riduzione dei consumi”, si è avviato a concludere Napolitano. “A ciò si accompagna la specifica difficoltà che colpisce la carta stampata. Ma quest’ultima difficoltà può rappresentare anche uno stimolo professionale positivo: in quanto obbliga a rafforzare il ruolo dell’editore, che opera attraverso strumenti scientifici e culturali senza limitarsi alla semplice funzione di stampatore, e così può competere efficacemente con la nuda e cruda immissione in rete di qualunque testo da parte di qualunque soggetto. La qualità – e perché no?- la godibilità dei contenuti dei libri sarà sempre più decisiva nel determinare il successo di una casa editrice sia sotto il profilo economico sia per la sua capacità di incidere culturalmente. Sappiamo bene che la centralità del lavoro editoriale è sempre stata determinante, lo sarà credo ancora di più in futuro”.

Infine un “saluto speciale” al Paese ospite d’onore del Salone del Libro 2013: il Cile. “Casualmente il 1988, anno di inizio del Salone, è un anno speciale per il Cile, perché”, ha ricordato Napolitano, “segnò quella vittoria del “no” contro la dittatura di Pinochet che aprì alla rinascita della democrazia. E con la rinascita della democrazia, a conclusione di dure prove di martirio e di lotta – di lotta anche con le armi della cultura – è rifiorito il Cile, economicamente, socialmente e civilmente”.

Pensando al Cile di ieri e all’Italia di oggi, il presidente Napolitano ha quindi concluso: “Il libro, la lettura, la cultura costituiscono pilastri insostituibili per il rafforzamento della democrazia, per lo sviluppo di una partecipazione consapevole e costruttiva alla vita politica e sociale, per il rinnovamento delle istituzioni e delle rappresentanze istituzionali. Quello, cioè, di cui abbiamo acuto bisogno nel nostro Paese”. (aise)

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