OTTAWA\ aise\ – “Quello che segue è un racconto che potrebbe descrivere il percorso di un gran numero di noi immigranti dal momento della nostra partenza dall’Italia. Infatti, in una conversazione che ho avuto con Giuseppe Iafelice ho scoperto che è arrivato in Canada con la stessa nave che mi ha portato qui alcuni anni dopo il suo arrivo, e come me, un molisano anch’io, era partito dal porto di Napoli diretto per Pier 21 in Halifax”. A pubblicare la storia di Giuseppe Iafelice è “L’ora di Ottawa”, settimanale diretto da Paolo Siraco.

“Arrivò in Ottawa il 13 novembre 1953 dopo 13 giorni di viaggio con la moglie Eufresina e la piccola figlia di 18 mesi, Maria Carmela. Raggiunse la famiglia del suocero Michele Mastrangelo al 871 Gladstone Avenue, di fronte alla scuola High School of Commerce (ora Adult High School). La memoria indelebilmente impressa era quella di una bella cena fatta insieme ai parenti e un po’ di delusione quando, dopo una notte di buon riposo, si è incamminato sulla strada per scoprire una città priva di grandi palazzi, con un’abbondanza di piccole casette, come quelle descritte nella canzone allora popolare in Italia “La casetta in Canada”.

Giuseppe, avendo visitato spesso le città italiane di Napoli, Roma e Caserta, si aspettava una Ottawa, capitale del Canada, con palazzi e strade enormi, ma la sua prima uscita per la città lo deluse. Un’altra sorpresa fu il freddo che si abbatté sulla città durante l’inverno, freddo non sofferto nemmeno a Oratino, suo paese natio, a una elevazioni di 795 metri sul livello del mare nell’interno del Molise.

A mitigare lo shock fu l’efficace sistema di riscaldamento che rese le dimore abitabili e confortevoli. Iniziò così, all’età di 28 anni la sua vita canadese da lavoratore e padre di famiglia con tutte le sue responsabilità. Cominciò un susseguirsi di giornate di lavoro (usualmente 5 giorni) e pause ai fin di settimana. Il suo primo lavoro temporaneo iniziò su Rideau Street, in un negozio dove doveva fare il lavaggio dei pavimenti, la data indimenticabile, il 4 febbraio 1954.

Il lavoro era duro e dopo sette mesi fu seguito da un altro provvisorio nella città di Hull (ora Gatineau), sempre da manovale. Parte di questo duro lavoro era il trasporto del materiale in carriole su panchine di legno – lavoro duro e pericoloso (non c’erano ancora mezzi meccanizzati di trasporto del materiale). La parte piacevole del lavoro erano le amicizie che si facevano durante il periodo di pranzo, dove molti immigranti erano italiani dalle varie regioni dell’Italia e si raccontavano storie nostalgiche dei paesi di origine. Anche questo lavoro durò meno di un anno quando trovò quello che sarebbe diventato un lavoro a lungo termine – quello di fare pavimenti di piastrelle e mattonelle. Anche questo lavoro ha dato a Giuseppe l’occasione di interagire con molti connazionali, siciliani, calabresi, abruzzesi, pugliesi, romani, marchigiani, toscani, romagnoli, veneziani e friulani. Fra di loro si manifestava l’orgoglio di essere italiani con un mestiere apprezzato e riconosciuto. Organizzavano delle gare in squadre per vedere chi poteva fare la più grande quantità di pavimenti – ovviamente a vantaggio dei datori di lavoro. Giuseppe subito si unì alla schiera di quelli che piastrellavano avendo appreso il mestiere mentre faceva il manovale.

Il mestiere era molto richiesto perché in quel periodo la città di Ottawa veniva trasformata dal boom della costruzione di grandi palazzi.

Il panorama di Ottawa fu completamente trasformato, irriconoscibile da quello che Giuseppe vide al suo arrivo. Secondo lui questo nuovo aspetto della città è il risultato del grande contributo edile degli italiani. In questo periodo Giuseppe ha avuto il piacere di incontrare molti personaggi importanti di Ottawa, sempre pronti a stringere la mano di un immigrante italiano e ha avuto il piacere di decorare col suo mestiere molti importanti palazzi di Ottawa incluso il Parlamento. Alla sua avanzata età, il solo rammarico di Giuseppe è di aver perso molti amici, ma si rallegra nel vederne alcuni agli eventi comunitari in chiesa e nella comunità. Le memorie della sua vita in Ottawa sono molte – da un fiero e umile immigrante soddisfatto del suo contributo alla vita comunitaria del Canada”. (aise)

 

 

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