(NoveColonne ATG) Roma – Sono le 11.12 quando Papa Francesco apre la Porta Santa (non senza qualche difficoltà, visto che ha dovuto spingere più volte i battenti data la loro pesantezza) dando ufficialmente il via al Giubileo straordinario della Misericordia. Qualche minuto prima, l’abbraccio affettuoso con il Papa emerito Benedetto XVI (che ha varcato la Porta Santa appena dopo Francesco) sul sagrato della Basilica Vaticana, salutato dall’applauso dei circa 70 mila fedeli presenti in piazza. Folta anche la presenza istituzionale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Matteo Renzi, nonché di delegazioni estere (come i Reali del Belgio). “Che il Giubileo della Misericordia porti a tutti la bontà e la tenerezza di Dio!” ha scritto su Twitter il Pontefice, che nell’omelia che ha preceduto l’apertura della Porta Santa ha spiegato il senso profondo di questo Giubileo: “Tra poco avrò la gioia di aprire la Porta Santa della Misericordia – ha spiegato il Papa -. Compiamo questo gesto – come ho fatto a Bangui – tanto semplice quanto fortemente simbolico, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, e che pone in primo piano il primato della grazia”. Nella ricorrenza dell’Immacolata Concezione, il Pontefice ricorda che “la Vergine Maria è chiamata anzitutto a gioire per quanto il Signore ha compiuto in lei. La grazia di Dio l’ha avvolta, rendendola degna di diventare madre di Cristo. Quando Gabriele entra nella sua casa, anche il mistero più profondo, che va oltre ogni capacità della ragione, diventa per lei motivo di gioia, motivo di fede, motivo di abbandono alla parola che le viene rivelata. La pienezza della grazia è in grado di trasformare il cuore, e lo rende capace di compiere un atto talmente grande da cambiare la storia dell’umanità”. “Dobbiamo anteporre – spiega il Pontefice – la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore, di tenerezza. Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma”. Nell’omelia Papa Francesco si sofferma sulla continuità ideale tra questo Giubileo e il Concilio Vaticano II: “Qui a Roma e in tutte le diocesi del mondo, varcando la Porta Santa vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo. Questa scadenza – sottolinea il Pontefice – non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti prodotti, che fino ai nostri giorni permettono di verificare il grande progresso compiuto nella fede. In primo luogo, però, il Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario. Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro. Dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio”. Francesco parla di “una spinta missionaria, dunque, che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo. Il Giubileo ci provoca a questa apertura e ci obbliga a non trascurare lo spirito emerso dal Vaticano II, quello del Samaritano, come ricordò il beato Paolo VI a conclusione del Concilio. Attraversare la Porta Santa ci impegni a fare nostra la misericordia del buon samaritano”. Nell’Angelus, invece, Papa Francesco ha affermato che “ad imitazione di Maria, siamo chiamati a diventare portatori di Cristo e testimoni del suo amore, guardando anzitutto a quelli che sono i privilegiati agli occhi di Gesù. Sono coloro che Lui stesso ci ha indicato: ‘Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi’” ha detto il Pontefice citando il Vangelo di Matteo. “Non abbiamo paura – conclude il Papa -: lasciamoci abbracciare dalla misericordia di Dio che ci aspetta e perdona tutto. Nulla è più dolce della sua misericordia. Lasciamoci accarezzare da Dio: è tanto buono, il Signore, e perdona tutto. Per intercessione di Maria Immacolata, la misericordia prenda possesso dei nostri cuori e trasformi tutta la nostra vita”.

 

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