Napolitano e apapa
ROMA\ aise\ – “Due colli che si guardano con stima e simpatia”. Così Papa Francesco ha riassunto il senso dell’incontro con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricevuto sabato scorso alla presenza della signora Clio, del Ministro degli Esteri, Emma Bonino, e dell’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco.
La visita – la prima, ufficiale, di un Capo di Stato dalla elezione del nuovo Pontefice – è servita non solo a ribadire le “eccellenti” relazioni tra Italia e Santa Sede, ma anche per parlare dei problemi, tanti, che affliggono gli italiani a causa della crisi e i cattolici cui viene negata, in molti Paesi, la libertà di religione.
“Nel mondo di oggi – ha detto in proposito il Santo Padre – la libertà religiosa è più spesso affermata che realizzata. Essa, infatti, è costretta a subire minacce di vario tipo e non di rado viene violata. I gravi oltraggi inflitti a tale diritto primario sono fonte di seria preoccupazione e devono vedere la concorde reazione dei Paesi del mondo nel riaffermare, contro ogni attentato, l’intangibile dignità della persona umana. È quindi un dovere di tutti difendere la libertà religiosa e promuoverla per tutti”.
“Il momento storico che stiamo vivendo è segnato anche in Italia, come in molti altri Paesi, da una crisi globale profonda e persistente, che accentua i problemi economici e sociali, gravando soprattutto sulla parte più debole della società”, ha proseguito il Santo Padre, che ha definito “preoccupanti soprattutto i fenomeni quali l’indebolimento della famiglia e dei legami sociali, la decrescita demografica, la prevalenza di logiche che privilegiano il profitto rispetto al lavoro, l’insufficiente attenzione alle generazioni più giovani e alla loro formazione, in vista anche di un futuro sereno e sicuro”. Quindi, è “fondamentale garantire e sviluppare l’impianto complessivo delle istituzioni democratiche, alle quali nei decenni trascorsi hanno contribuito in modo determinante, leale e creativo i cattolici italiani”.
Soprattutto tra i giovani, ha sottolineato, deve poter “crescere una nuova considerazione dell’impegno politico” così che “credenti e non credenti” possano “collaborare insieme nella promozione di una società dove le ingiustizie possano essere superate e ogni persona venga accolta e possa contribuire al bene comune secondo la propria dignità e mettendo a frutto le proprie capacità. Anche in ambito civile è vero ciò che la fede ci assicura: non bisogna mai perdere le speranze. Quanti esempi in questo senso ci hanno dato i nostri genitori e i nostri nonni, affrontando ai loro tempi dure prove con grande coraggio e spirito di sacrificio! Anche il popolo italiano, attingendo con fiducia e creatività dalla sua ricchissima tradizione cristiana e dagli esempi dei suoi Santi patroni Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, come pure di numerose figure religiose e laiche, e dalla testimonianza silenziosa di tante donne e tanti uomini, può e deve superare ogni divisione e crescere nella giustizia e nella pace, continuando così a svolgere il suo ruolo peculiare nel contesto europeo e nella famiglia dei popoli”.
Il presidente Napolitano, dal canto suo, ha confermato al Papa la vicinanza di tutti gli italiani: “la sentiamo, Santità, profondamente vicino, permettendoci di cogliere nella stessa scelta che ha compiuto del nome di Francesco l’eco delle Sue radici famigliari e l’amore per questo nostro paese che ha per patrono il Santo di Assisi”. Continuando il suo indirizzo di saluto, il Presidente Napolitano ha poi sottolineato : “Santità, nell’intensissima attività pastorale che Ella è già venuto svolgendo, sono emerse problematiche e sensibilità che caratterizzano il Suo messaggio, e che attingono, credo, anche alla Sua lunga esperienza pastorale nelle realtà latinoamericane. Attorno al richiamo fondamentale a Francesco d’Assisi come “l’uomo della povertà, l’uomo della pace”, si è subito manifestata la Sua attenzione e premura per i sofferenti e per gli emarginati, per le persone e le famiglie vittime dell’avidità e dell’egoismo dominanti, ed è risuonato il Suo appello alla Chiesa e ai cristiani perché ne prendano le parti e ne abbiano cura. Il Suo sguardo è universale, ma le Sue parole toccano e sollecitano anche e in particolare noi italiani. Il nostro è un paese che, tra quelli pur classificati come “ricchi”, ha nel suo seno aree e fenomeni di povertà estesisi nei recenti anni di crisi come non mai da decenni. È tempo dunque – ha continuato il Capo dello Stato – di riflessione e di cambiamento, di solidarietà e di giustizia, con l’urgenza che il disagio di vasti strati sociali e in special modo la condizione giovanile fortemente richiedono. La necessità di una nuova visione dello sviluppo dell’economia e della società si pone per l’Europa nel suo complesso, stimolandone drammaticamente l’unione e chiamandola ad una piena comprensione delle nuove realtà emergenti e delle istanze ancora inascoltate dei popoli di diversi continenti rimasti nel passato ai margini dello sviluppo mondiale”.
“Il cambiamento che s’impone in Italia – ha sottolineato Napolitano – non può non toccare anche comportamenti diffusi, allontanatisi gravemente da valori spirituali e morali che soli possono ispirare la ricerca di soluzioni sostenibili per i nostri problemi, di prospettive più serene e sicure.
È questo lo sforzo cui attendiamo con tenacia e senza mai cedere allo scoramento, senza mai smarrire la speranza – ha detto il Presidente. “E grandemente ci sostiene la Chiesa nello svolgimento del suo magistero educativo e del suo quotidiano esercizio pastorale : la Chiesa attraverso i suoi Vescovi, e tra essi, in primis, il Vescovo di Roma, il Santo Padre. In effetti, sulle solide basi poste dalla nostra lungimirante Costituzione e dal nuovo Concordato – come Ella ha voluto ricordare – le istituzioni repubblicane e la Santa Sede sono protagonisti e guide di una limpida collaborazione per la promozione dell’uomo e per il bene del paese. Cardine della Costituzione italiana, come dell’ordinamento di ogni Stato di diritto, è il principio della libertà religiosa : invece ancor oggi in troppi luoghi negata e brutalmente calpestata. E consideriamo nostro dovere prenderne le difese ovunque, specie là dove siano colpite la libertà e la vita dei cristiani”.
Il Capo dello Stato ha poi evidenziato come “il rapporto tra Stato e Chiesa cattolica in Italia non è qualcosa di freddamente istituzionale ma qualcosa di profondamente vissuto, radicato nella storia, e cresciuto, sempre di più, parallelamente al dialogo interreligioso e al dialogo tra credenti e non credenti. Un rapporto ulteriormente consolidatosi e arricchitosi negli anni del mio mandato grazie al comune sentire che si è stabilito col Suo predecessore, Benedetto XVI, cui desidero rivolgere un sentito, grato pensiero ed augurio. Sono certo, Santità, – ha concluso il Presidente Napolitano – che ci incontreremo con eguale slancio sulla stessa strada, con attenzione a quel che si muove ed evolve attorno a noi, e sempre in spirito di reciproco rispetto, di chiara distinzione e di fattiva concordia”. (aise)

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