papa alitaliaROMA\ aise\ – “Ci saranno tanti giovani, laggiù, da tutte le parti del mondo” e tutti vorranno “sentire la voce di Gesù, ascoltare Gesù: “Signore, che cosa devo fare della mia vita? Qual è la strada per me?”. Anche voi, giovani che siete in piazza, fate la stessa domanda al Signore”. Con queste parole Papa Francesco ha salutato i pellegrini giunti in piazza San Pietro per il consueto Angelus domenicale, pronunciato ieri dal Pontefice alla vigilia della sua partenza per Rio de Janeiro dove parteciperà alla 28ª Giornata Mondiale della Gioventù. “Io vedo scritto, laggiù: “Buon viaggio!”. Grazie! Grazie!”, ha aggiunto il Papa. “Vi chiedo di accompagnarmi spiritualmente con la preghiera nel viaggio che compirò a partire da domani” e con cui si aprirà una settimana della quale i veri ed unici protagonisti saranno i giovani.

L’aereo con a bordo il Papa, un A330 dell’Alitalia, è partito dall’aeroporto di Roma-Fiumicino poco dopo le ore 8.45 e giungerà all’aeroporto internazionale di “Galeão/Antonio Carlos Jobim” di Rio de Janeiro per le 16.00 locali (le 21.00 ora di Roma). In Brasile Papa Francesco si tratterrà per tutta la durata della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, in programma nella città brasiliana dal 23 al 28 luglio sul tema “Andate e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28, 19).

Intanto ieri il Pontefice non ha mancato di celebrare, come detto, il consueto Angelus domenicale, con il quale ha proseguito la lettura del decimo capitolo dell’evangelista Luca ed in particolare il brano di Marta e Maria.

“Chi sono queste due donne?”, ha esordito Papa Francesco. “Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, sono parenti e fedeli discepole del Signore, che abitavano a Betania. San Luca le descrive in questo modo: Maria, ai piedi di Gesù, “ascoltava la sua parola”, mentre Marta era impegnata in molti servizi (cfr Lc 10, 39-40). Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso. Maria si pone ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti” (v. 40). E Gesù le risponde rimproverandola con dolcezza: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una… sola c’è bisogno” (v. 41)”.

“Che cosa vuole dire Gesù? Qual è questa cosa sola di cui abbiamo bisogno? Anzitutto”, ha spiegato il Pontefice, “è importante capire che non si tratta della contrapposizione tra due atteggiamenti: l’ascolto della parola del Signore, la contemplazione, e il servizio concreto al prossimo. Non sono due atteggiamenti contrapposti, ma, al contrario, sono due aspetti entrambi essenziali per la nostra vita cristiana; aspetti che non vanno mai separati, ma vissuti in profonda unità e armonia. Ma allora perché Marta riceve il rimprovero, anche se fatto con dolcezza? Perché ha ritenuto essenziale solo quello che stava facendo, era cioè troppo assorbita e preoccupata dalle cose da “fare”. In un cristiano, le opere di servizio e di carità non sono mai staccate dalla fonte principale di ogni nostra azione: cioè l’ascolto della Parola del Signore, lo stare – come Maria – ai piedi di Gesù, nell’atteggiamento del discepolo. E per questo Marta viene rimproverata”.

“Anche nella nostra vita cristiana preghiera e azione siano sempre profondamente unite”, ha detto ai fedeli il Santo Padre. “Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi e non Dio presente nel fratello bisognoso. San Benedetto riassumeva lo stile di vita che indicava ai suoi monaci in due parole: “ora et labora”, prega e opera. È dalla contemplazione, da un forte rapporto di amicizia con il Signore che nasce in noi la capacità di vivere e di portare l’amore di Dio, la sua misericordia, la sua tenerezza verso gli altri. E anche il nostro lavoro con il fratello bisognoso, il nostro lavoro di carità nelle opere di misericordia, ci porta al Signore, perché noi vediamo proprio il Signore nel fratello e nella sorella bisognosi”.

“Chiediamo alla Vergine Maria, Madre dell’ascolto e del servizio”, ha concluso Papa Francesco, “che ci insegni a meditare nel nostro cuore la Parola del suo Figlio, a pregare con fedeltà, per essere sempre di più attenti concretamente alle necessità dei fratelli”. (aise)

 

 

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