PapaFrancesco cattedraROMA – Il mondo dell’emigrazione italiana, soprattutto in America latina, un mondo di poveri, provenienti dalle colline e dalle pianure del Nord Italia alla fine dell’800, ha regalato alla Chiesa il nuovo Papa Francesco. La famiglia Bergoglio era emigrata dal Piemonte, dall’astigiano, negli ultimi decenni dell’Ottocento. Il padre, Mario Giuseppe Francesco, nacque a Torino e poi a vent’anni si trasferì in Argentina, dove nel 1936 ebbe il figlio e futuro Pontefice Mario Jorge. Una emigrazione, quella piemontese che ha messo in cammino duemilioni di persone che sono diventate, con gli oriundi, oltre sei milioni. La maggior parte degli oriundi piemontesi – tre milioni – sono proprio presenti in Argentina, in questa nazione latinoamericana che è diventata l’altra Italia per molti emigranti. L’elezione di Papa Bergoglio diventa un motivo in più per guardare alle migrazioni come una ‘risorsa’, un luogo teologico, un segno dei tempi attraverso il quale la famiglia umana si riconosce e si rinnova. Papa Francesco, figlio di emigranti, ci aiuterà a leggere in profondità il mondo della mobilità umana, “un fenomeno straordinario del nostro tempo” – come ricordava Benedetto XVI nell’enciclica ‘Caritas in veritate’ – con i suoi drammi e le sue speranze.

Papa Francesco è un emigrato di “seconda generazione” o G2, come usiamo dire in Italia e come ci ha ricordato don Massimo Rizzi, direttore diocesano della Migrantes di Bergamo.

L’inizio del Pontificato di Papa Francesco ha incrociato la festa di San Giuseppe. La figura di Giuseppe, “custode” della famiglia di Nazareth nei diversi momenti della vita di Gesù, dalla nascita alla fuga in Egitto, è diventata motivo per Papa Francesco per ricordare, il 19 marzo durante la messa per l’inizio del pontificato, un impegno della Chiesa oggi: quello di custodire i più poveri, i più deboli. E tra i più poveri e deboli da tutelare e custodire il Papa ricorda – rileggendo il discorso escatologico dell’evangelista Matteo – lo straniero. Custodire lo straniero, con bontà e tenerezza, è un impegno che Papa Francesco consegna anche a noi e alle nostre Chiese iniziando il suo Pontificato.

La Migrantes come tutta la Chiesa che è in Italia – riprendendo il messaggio augurale al nuovo Pontefice della Presidenza della CEI – sente e vive “una speciale sintonia” con Papa Francesco. Nei suoi gesti e nelle sue parole da subito abbiamo letto l’impegno a superare l’estraneità e a costruire fraternità. (Mons. Giancarlo Perego*-Migranti Press /Inform)

* Direttore generale della Fondazione Migrantes

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