pizza(NoveColonne ATG) Napoli – La pizza è un “tesoro” che per il nostro Paese vale 12 miliardi di euro l’anno. Questo secondo dati resi noti da Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) in occasione della sua adesione alla petizione mondiale #PizzaUnesco. Il settore conta 200mila addetti per due miliardi di pizze realizzate in un anno e 51.500 esercizi di cui: 13mila pizzerie al taglio; 14mila pizzerie con servizio al tavolo; 12.500 ristoranti/pizzerie e bar/pizzerie; 13mila tra panetteria, rosticcerie e gastronomie. Inoltre la catena del freddo per le pizze surgelate occupa circa 200mila addetti ed ogni giorno questo sistema genera 8 milioni di pezzi, vale a dire 192 milioni al mese, 2,3 miliardi l’anno, numeri che lo rendono tra i comparti più attivi dell’economia italiana. Per quanto riguarda il settore della “pizza a spicchi” questi i numeri: 2/3 euro il costo di una pizza in panetteria/gastronomia; 5 euro il costo della pizza venduta al taglio o “da portare via”; 10/12 euro il costo della pizza in pizzerie e ristoranti; 7,6 kg all’anno il consumo pro capite medio in Italia; 13 kg negli Usa; 7,5 kg in Canada; 4,3 kg in Spagna; 4,2 kg in Francia e Germania; 126 anni l’età della Piazza Margherita, realizzata dal pizzaiuolo Raffaele Esposito in onore della regina Margherita di Savoia, oggi preferita da un consumatore su due; 4 consumatori su 10 ritengono che una buona pizza dipenda dalla mano del pizzaiuolo.

(NoveColonne ATG) Napoli – Il 22 febbraio la presidenza nazionale della Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) ha firmato l’adesione alla petizione mondiale #PizzaUnesco, in un incontro che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Antimo Cesaro, sottosegretario ai Beni Culturali e di Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione UniVerde e promotore della petizione mondiale per il riconoscimento dell’arte dei pizzaioli napoletani come patrimonio immateriale dell’umanità. La pizza napoletana è l’unico tipo di pizza italiana, dal 4 febbraio 2010, ufficialmente riconosciuta come Specialità tradizionale garantita della Comunità europea. La petizione per inserire l’Arte dei pizzaiuoli napoletani nel ristretto novero del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità presso l’Unesco fu avanzata ufficialmente il 26 marzo 2011 con la presentazione del dossier di candidatura al segretariato di Parigi. Una richiesta che si collega all’ingresso della dieta mediterranea nello stesso pantheon ideale. Promossa dalla Fondazione Univerde, presieduta dall’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, e dall’Associazione pizzaiuoli napoletani. Dal 2012 l’Unesco ha cambiato procedura e ha chiesto ai singoli Paesi di segnalare un solo dossier all’anno per il Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il 26 marzo 2015 la Commissione nazionale italiana per l’Unesco ha deciso di candidare l’antica arte dei pizzaiuoli napoletani all’ingresso nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La candidatura da parte della Commissione nazionale è il primo passo di un negoziato planetario che coinvolgerà gli oltre 160 Stati membri dell’Unesco.

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