POMPEI: "UN CAPOLAVORO CHIAMATO ITALIA"

ROMA\ aise\ – “Le plus merveilleux musée de la terre”. Così Chateaubriand definiva Pompei agli inizi dell’Ottocento, pensando al sito archeologico vesuviano come al più bel museo d’Europa. Un museo unico al mondo e che, allo stesso tempo, in quanto esempio principe di esposizione all’aperto, riassume in sé quella che è forse la caratteristica più particolare dell’Italia intera, il suo essere uno straordinario museo a cielo aperto, diffuso da Nord a Sud su tutto il territorio e capace di attirare una parte considerevole del turismo culturale internazionale.
A Pompei è dedicato un capitolo importante del nuovo volume “Un capolavoro chiamato Italia. Racconto a più voci di un patrimonio da tutelare, proteggere e valorizzare“, pubblicato dallaFondazione Enzo Hruby nell’ambito delle proprie attività volte alla tutela del patrimonio culturale italiano e alla diffusione della cultura della sicurezza.
Con la prefazione del Ministro Franceschini e le testimonianze di oltre trenta dei più autorevoli esponenti del panorama culturale italiano, questa pubblicazione entra nel vivo delle esigenze di tutela e di valorizzazione dei beni culturali e delle soluzioni tecnologiche oggi disponibili.
All’interno del volume la sfida per il rilancio di Pompei è raccontata a quattro mani da Giovanni Nistri, direttore generale del Grande Progetto Pompei, e da Massimo Osanna, soprintendente ai Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, in un contributo che illustra in maniera mirabile la storia di questo esempio straordinario del nostro patrimonio culturale. Una storia fatta di alterne vicende, dagli episodi di degrado fino alle azioni concrete intraprese dallo Stato per la salvaguardia dei monumenti e il miglioramento della fruizione dell’intero sito che animano oggi il Grande Progetto Pompei. Un progetto che, come sottolineano il direttore generale Nistri e il soprintendente Osanna, “è destinato a dare una nuova immagine a Pompei che muove da istanze scientifiche e di conservazione per poi volgersi al grande pubblico, con un piano di fruizione e comunicazione adeguato alle esigenze del contemporaneo. Un piano di interventi strutturali, premessa per un rilancio complessivo della città vesuviana, per portare alla luce nuovamente la sua bellezza. Per poterla trasformare da luogo dello scandalo a luogo di eccellenza, dove coniugare conoscenza, conservazione, formazione e sperimentazione per le tecnologie di documentazione e restauro”.
“Abbiamo dato vita a questa iniziativa editoriale a partire dalla consapevolezza che il patrimonio culturale nazionale rappresenta la maggiore risorsa dell’Italia”, dichiara Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby. “Per far sì che esso diventi anche il più importante motore di sviluppo culturale, economico e sociale del Paese è necessario che gli infiniti elementi che lo compongono vengano adeguatamente protetti e valorizzati attraverso un’opera capillare che passi attraverso la conoscenza e la consapevolezza dei nostri tesori e la lotta al degrado, agli atti criminosi e a tutti i rischi ai quali sono costantemente esposti. Il caso di Pompei è emblematico, rende infatti evidente che anche la situazione più complessa da gestire può risolversi in un risultato eccellente grazie ad interventi strutturali, all’utilizzo delle moderne tecnologie e all’impegno condiviso, come vediamo oggi nel Grande Progetto Pompei”. (aise) 

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