stretto di messina Rep
(NoveColonne ATG) Roma – Nel fronte della maggioranza si riapre la questione Ponte sullo Stretto, con Area Popolare che presenta una proposta di legge ad hoc che segue di qualche mese la mozione già approvata da Montecitorio. E con Angelino Alfano che “sfida” l’alleato di governo, il Partito democratico. “Noi vogliamo che questo disegno di legge venga immediatamente calendarizzato – annuncia il 30 marzo a Montecitorio il vicepremier Angelino Alfano -. Ci sono tante urgenze, noi crediamo che questa sia al pari delle altre se non superiore. La vecchia sinistra era contraria al Ponte, ma noi abbiamo già infranto alcuni tabù della sinistra con il Pd, chiediamo a Renzi di rompere anche quella sul Ponte dello Stretto”. Per la risposta di Renzi bisogna attendere, dal momento che il premier si trova in visita negli Stati Uniti (ma il Pd non considera il ponte di Messina una priorità), intanto Alfano si porta avanti. Secondo il ministro siciliano infatti “si tratta di una impresa efficiente e razionale, finanziata dai privati, un’opera che unisce l’Italia, crea lavoro al Sud e indotto per le aziende del Nord. Chi vuole ‘ben altro’ si occupi di ben altro e faccia proposte benaltriste, è assoluto che l’alta velocità finisca a Reggio Calabria e poi ci debba tuffare per arrivare a nuoto in Sicilia”. Il progetto lo illustra, Vincenzo Garofalo, anche lui di Ap: “Per noi il Ponte sullo Stretto è fondamentale per il rilancio del Mezzogiorno. E’ un progetto che prevede la nomina di un commissario, specificamente il presidente dell’Anas che dovrà aggiornare l’analisi costi-benefici, l’opera la immaginiamo come elemento di un sistema infrastrutturale con un preciso termine temporale”. Alfano affronta anche la questione spinosa della possibilità di infiltrazioni mafiose per gli eventuali appalti dell’opera, spiegando che “abbiamo modelli sperimentati di protocolli anti-corruzione, ma la vera domanda è: noi preferiamo che migliaia di calabresi e siciliani emigrino per andare a lavorare al Nord o in altri Paesi, piuttosto che trovino qui la loro ragione di vita? Questa è un’opera che rilancia l’edilizia italiana”. E di appalti in effetti aveva parlato poco prima anche il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio assicurando che “non c’è un muoversi ambiguo nel mare magnum del codice degli appalti, il governo si muove in maniera molto chiara nel solco di quello che prescrive la delega” e, riguardo al lavoro dell’Autorità Anticorruzione, “i ruoli del ministero e dell’Anac sono molti distinti e separati, ed è un bene che l’Anac faccia bene il proprio lavoro che non è una diminutio del nostro lavoro, che è quello di fare progetti, valutare la validità delle imprese”.

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