DAVIDETornatore vince quasi tutto, con “La migliore offerta” che porta a casa sei statuette,  fra cui le quattro  principali: film, regia, colonna sonora (a Ennio Morricone, salutato da una standing ovetion che lo commuove)  e premio dei giovani. Tre David per il film Reality di Matteo Garrone, mentre Viva libertà di Roberto Andò si aggiudica due premi:  quello della sceneggiatore e quello per il miglior attore non protagonista,  andato a Valerio Mastrandrea, che fa il pieno  vincendo  con “Gli equilibristi”, anche  il Davide come protagonista, mentre a Margherita Buy va la statuetta come protagonista femminile per “Viaggio sola”.

Per “Bella addormentata” un solo premio, a Margerita Sansa, come non protagonista e a Diaz di Vicari il premio per la produzione (a Domenico Procacci), il montaggio (a Bennì Atria), gli effetti speciali (a Mauro Zanot), più quello più caro a noi aquilani: il  sonoro in presa diretta, andato  a Remo Ugolinelli e al nostro Alessandro Palmerini.

Miglior film europeo Amour di Haneke, che così ha vinto proprio tutto e miglior film straniero “Djiango Uchained” di Quintin Tarantino.

Agli studi Dear della Rai, dove vengono consegnati gli Oscar del grande schermo italiano, ci si dimentica di “Io e te” di Bertiolucci, ma anche della prima regia di Gasmann: “Razza bastardata”,  che davvero meritavano più considerazione.

Come anche di “La città ideale” di Luigi Lo Cascio, film ecologista e molto acuto, apprezzato però più dai critici (e non da tutti) che dal puibblico.

Spiace per Marco Bellocchio, il cui film è stato poco consideratocome accadde a Venezia ed anche per “Viaggio sola”, un film costato solo 200 mila euro, di largo successo e che avrebbe meritato qualche premio in più. L’hanno scritto in tre: Maria Sole Tognazzi (che ne è anche regista),  raccontando la divertente e paraddosale vicenda di una persona che per mestiere visita i incognito alberghi a 5 stelle per accertarsi che il loro standard di lusso sia rispettato, dalla temperatura giusta del brodo servito in camera alla pulizia sotto i letti alla cortesia non invadente del personale. Una perfetta e lirica autobiografia dei quarantenni, raccontata da una quarantenne sola e non pentita, attraverso un antico amore diventato amorevole amicizia, una coppia sposata che non fa più l’amore ma si ama lo stesso, la solidarietà femminile, la donna che decide di tenersi il figlio senza imporlo all’uomo dell’incontro casuale, l’uomo che scopre la meraviglia della paternità che non contempla l’obbligo della coppia, l’antropologa che studia questa rivoluzione dei generi, delle convenzioni e dei sentimenti. Magari il Davide per la storia se lo meritava.

Ma, forse, anche nel cinema, come nei libri di scuola, nelle  strade, nelle piazze, nelle vie, le donne sono dimenticate, a meno che non siano martiri o sante, esprimendo quell’immaginario collettivo che vuole le donne protagoniste nell’abnegazione,  che deve stare in ombra e mai essere premiata. “la tv crea l’oblio, invece il cinema ricordi” diceva Godard e, almeno da questo punto di vista, i David a Tornatore sono tutti giusti. Come è giusto anche alla Carriera andato a Vincenzo Cerami (a ritirarloi Roberto Benigni e Nicola Piovani, che salutano commossi lo scrittore assente)   e quello a Leonardo Di Costanzo, cineasta ischitano di stanza a Parigi, che ha vinto come miglior esordiente con “L’intervallo”. Grave invece il nessun premio a “io e te” di Bertolucci, candidato come regista e sceneggiatore e salutato nella ceriomonia al Quirinale davanti a Napolitano, con una standing ovation che è quella che merita come grandissimo autore. Male anche non sia stato premiato l’incredibile Tony Servillo o Roberto Herlitzka, perché sono persone così che dimostrtano, più di altri, che la cultura, anche nel cinema è una peculiarità tutta italiana.

Nessuno si è accorto di “Il rosso e il blu”, in cui Giuseppe Piccioni, ispirato dalle pagine di Marco Lodoli, racconta della scuola e di quella linea sottile e complessa che lega il dentro e il fuori, attraverso tre adulti, imbrigliati chi nella diffidenza, chi nella malinconia e chi nei buoni propositi, arriva a difendere la comunicazione con i giovani e i passi verso nuovi e costruttivi desideri. Mnel film,   il superbo e romantico esponente di un’altra epoca, Herlitzka, non può che ricordare la disciplina: “che allora era imposta, ora non più. Ed è la stessa libertà totale dalle regole che oggi non costringe i giovani ad accorgersi del bello che c’è nello studio”. Una regola troppo dura per essere premiata. La cerimonia di premiazione e stata  presentata da Lillo e Greg, trasmessa in diretta in prima serata da Rai 1, con 27 film,  fra quelli usciti dal 26 marzo 2012 al 26 aprile 2013,  che quest’anno hanno ottenuto le candidature dell’Accademia del Cinema Italiano – Premio David di Donatello presieduta da Gian Luigi Rondi, che però poteva accorgersi di opere lasciate ingiustamente in penombra. Comunque, la celebre statua di Donatello voluta da Cosimo de’ Medici  portava una  iscrizione epigrafica, il cui testo era costituito da versi latini in metro saffico minore: “Victor est quisquis patriam tuetur. / Frangit immanis Deus hostis iras. / En puer grandem domuit tiramnum./ Vincite cives!”; cioè “Chiunque difende la patria è destinato a vincere, / poiché Dio rompe i furiosi propositi del più spaventevole tra i nemici. / Ecco il fanciullo che ha sconfitto un enorme tiranno. Cittadini, alla vittoria!”; sicché anche solo avere la forza di portare avanti il premio è un glorioso onore, per tutti.

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