30coopROMA\ aise\ – Evidenziare il ruolo svolto dalle cooperative nell’ambito del sistema della cooperazione italiana e internazionale e approfondire il legame tra settore privato e sistema cooperativo, anche in vista dei negoziati sulla nuova agenda di sviluppo post 2015.

Con questi obiettivi la Farnesina ha ospitato oggi il seminario “Dal Semestre di Presidenza Ue al Post2015: bilancio e prospettive dell’impegno delle cooperative italiane nella cooperazione internazionale per lo sviluppo”, l’ultima delle cinque conferenza promosse dall’Alleanza delle Cooperative Italiane con l’intento di trarre un bilancio dei precedenti eventi tematici e individuare tracce di lavoro, impegno e opportunità per le cooperative nella cooperazione allo sviluppo.

I lavori della giornata sono stati aperti dal Direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Giampaolo Cantini, secondo il quale la collaborazione “di carattere strategico” con il sistema cooperativo ”è sempre stata nel Dna della Cooperazione italiana e lo sarà ancor di più con l’attuazione della legge 125 di riforma della Cooperazione, il cui articolo 23 enuncia il concetto di “sistema della cooperazione allo sviluppo” e il cui articolo 16 istituisce il Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo, definito come “strumento permanente di partecipazione, consultazione e proposta”.
In tale contesto, ha proseguito il Direttore Cantini, l’evento di oggi non costituisce “una vera chiusura” del processo avviato a settembre – con i quattro eventi organizzati a Roma, Trento, Bari e Padova – e si inserisce in un processo internazionale ancora più vasto che culminerà con l’approvazione, nel prossimo mese di settembre, dell’Agenda di sviluppo post 2015, in cui “le tematiche del partenariato e del business inclusivo troveranno adeguata collocazione”.
Sulla necessità di favorire e rafforzare il legame fra cooperazione e internazionalizzazione nei Paesi in via di sviluppo, dopo che sono stati superati “i sospetti e i pregiudizi tra il settore privato e la società civile”, ha posto l’accento nel suo intervento conclusivo il Sottosegretario agli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, Mario Giro. “Il volume degli investimenti del settore privato nei Paesi in via di sviluppo è decuplicato negli ultimi dieci anni ed essi rappresentano oggi circa la metà delle risorse disponibili in quei Paesi”. Gli investimenti che hanno un carattere inclusivo e rispettoso – ha aggiunto – possono avere un impatto molto forte sulle popolazioni locali.
“È proprio l’internazionalizzazione delle imprese cooperative che i nostri partner ci richiedono con più insistenza: si tratta di un sistema molto particolare, non invasivo e che valorizza il territorio”.
Per creare un sistema di cooperazione stabile, ha proseguito Giro, ”c’è bisogno di tempo, poiché non è come esportare la grande impresa. Si tratta di un qualcosa che ha bisogno di radicamento perché non può riprodursi nell’immediato. Ora serve passare ai fatti, favorendo la nascita di imprese miste. C’è bisogno di storie di successo per far capire che questo modello funziona. Il modello italiano – ha aggiunto il sottosegretario – è studiato e analizzato all’estero e la legge 125 di riforma della Cooperazione prevede strumenti per sviluppare questo lavoro, riconoscendo i soggetti profit come attori di cooperazione e coniugando ragioni economiche e sociali vantaggiose per i suoi partner”.
In precedenza era intervenuta al convegno anche la Presidente dell’Intergruppo per la Cooperazione allo Sviluppo della Camera dei Deputati, Lia Quartapelle, la quale ha sottolineato come una delle principali sfide per la nuova legge sulla Cooperazione sia proprio quella di coinvolgere maggiormente il settore privato. “L’obiettivo principale della legge 125 è quello di mettere la Cooperazione italiana non al sevizio del settore privato, ma di coinvolgerlo e sfidarlo nell’assumere azioni di creazione di sviluppo e non solo di creazione di opportunità nei Paesi in via di sviluppo”.
Ciò che è stato discusso in questi mesi, ha poi affermato la Quartapelle, deve diventare “patrimonio di uno sforzo per provare a concepire una cooperazione diversa che non agisca più in una logica di carità. L’Agenzia – ha aggiunto – sarà un cardine di questo sforzo, rappresentando uno strumento attraverso cui costruire delle relazioni per far compiere questo salto di qualità” anche al sistema cooperativo italiano.
Secondo Paolo De Castro, membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento europeo, il ruolo svolto dalle cooperative italiane nei progetti di cooperazione “è cruciale” e lo sviluppo agricolo locale è “un tema centrale” nei Paesi in via di sviluppo, per questo motivo la riunione di oggi fornisce “un importante contributo” a queste tematiche. In tale contesto l’evento di Expo 2015 costituirà un punto di riferimento essenziale, ha aggiunto De Castro, sottolineando “l’impegno da parte dell’Ue per arricchire il dibattito intorno alla sicurezza alimentare e alla scarsità risorse naturali. È importante avvicinare le istituzioni a quello che è lo straordinario lavoro delle tante cooperative che operano in tutto il mondo”, ha concluso.
Della necessità di “reinventare il modo di concepire l’economia” e di affrontare “anche e soprattutto il problema delle diseguaglianze” ha parlato il Presidente dell’Alleanza Cooperative Italiane, Rosario Altieri, secondo il quale “il mondo della cooperazione ha nel suo Dna l’idea di una forma di impresa che non delocalizzi e che si sviluppi sul territorio: una forma di impresa che può collaborare a pieno titolo e con grossi risultati con la Cooperazione italiana”. (aise

 

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