9_mattROMA – “Aver cura della Repubblica per costruire il futuro: è il messaggio che vorrei esprimere in questo incontro di fine anno, che introduce al settantesimo anniversario della scelta popolare per la Repubblica”. E’ un concetto ribadito più volte dal capo dello Stato, al Palazzo del Quirinale, durante la cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile. In prima fila Giorgio Napolitano, i presidenti del Senato e della Camera Pietro Grasso e Laura Boldrini, il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente della Corte Costituzionale Alessandro Criscuolo.

“Dobbiamo aver cura della Repubblica” – ha ribadito Mattarella, spiegando che “la Repubblica è costituita anche da quei milioni di volontari che contribuiscono a comporre la nervatura e l’anima generosa della nostra società”, che “avere cura della Repubblica vuol dire riproporne l’unità con l’intelligenza delle nuove sfide e delle nuove opportunità:unità tra il Nord, il Centro, il Meridione e tra le generazioni” e che “la cura della Repubblica riguarda anche le periferie, che sono i nuovi centri, dai quali passano le grandi questioni antropologiche di questo tempo”, “riguarda altre periferie, quelle della società, con la necessità di assicurare vita dignitosa agli anziani, alle persone portatrici di disabilità, ai malati. Riguarda la solidarietà attiva nei confronti della povertà estrema e l’attenzione alle condizioni di vita nelle carceri.”

Ed ancora, “avere cura della Repubblica vuol dire tutelare e valorizzare il risparmio, elemento di forza caratteristico della nostra economia. Il risparmio non è soltanto il frutto della fatica del lavoro e la base di sicurezza familiare: è anche una leva di finanziamento cruciale per l’economia reale. In un contesto che sembra premiare soprattutto la speculazione finanziaria servono capitali pazienti per finanziare investimenti di lungo termine”.

“Le potenzialità di cui disponiamo – ha concluso Mattarella – sono più grandi di quanto noi stessi, a volte, siamo propensi a riconoscere. Ne abbiamo la responsabilità non soltanto nei confronti della nostra storia migliore, ma soprattutto verso le nuove generazioni”. (Inform)

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