ROMA\ aise\ – Dati, cifre, ma anche incontri, volti, persone. Questo è il Rapporto Italiani nel Mondoedito dalla Fondazione Migrantes e giunto quest’anno alla sua decima edizione. Curato da Delfina Licata, il Rapporto è stato presentato questa mattina a Roma alla presenza di autorità religiose e laiche, rappresentanti delle associazioni e delle università, degli eletti all’estero Fucsia Nissoli (Pi) e Claudio Micheloni (Pd) e di alcuni dei tanti (più di 500 in 10 anni) collaboratori alla redazione del volume.

Moderati dal giornalista Mimmo Muolo (Avvenire) e introdotti dal video di Tv2000, rappresentata oggi dal direttore Paolo Ruffini, i lavori sono iniziati con l’intervento di monsignor Guerino Di Tora, da maggio presidente della Migrantes e, dunque, al suo “primo” Rapporto Italiani nel Mondo (Rim).
Un volume che “parla di mobilità, non di emigrazione”, ha esordito il prelato. Uno “strumento culturale voluto dalla Chiesa che oggi festeggia i suoi 10 anni di pubblicazioni”, con l’orgoglio di essere sempre più “conosciuto e condiviso”.
Nel 2005, durante la presentazione della prima edizione si diceva che “l’Italia da paese di emigrazione era diventata paese di immigrazione. Oggi non è più così”. Gli italiani tornano a migrare – come dimostrano i numeri – e l’Italia “continua a cambiare”. Certo è che “la persona in cammino rimane al centro dei nostri studi e di questa riflessione”, ha sottolineato Di Tora. “I movimenti delle persone sono globali; gli italiani non hanno mai smesso di partire e di tornare”, quel che è certo, ha concluso, “è che la Chiesa cammina sempre al fianco dei migranti”.
Delfina Licata il compito di presentare il volume, alcuni dei dati più rilevanti e qualche curiosità. Citato Pavese e la sua “La luna e i falò” (Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti), Licata ha ringraziato gli autori – 516 – che in 10 anni hanno portato nel Rim la loro professionalità, ma anche la “sensibilità” di chi sa che “al centro c’è sempre la persona”.
Le fonti
La prima fonte del Rim è ovviamente l’Aire, che però “non dà riscontro della realtà vera” perché in tanti non si iscrivono; questi dati vengono dunque comparati con quelli dell’Istat, dell’Annuario Statistico della Farnesina, di università e altre istituzioni.
I numeri
Gli iscritti Aire al 1° gennaio 2015 sono 4.636.647, cioè il 49,3% in più del 2005, anno del primo rapporto; il 3,3,% in più rispetto al 2014. Visto che la popolazione italiana al gennaio 2015 era composta da 60.795.612, gli iscritti Aire incidono del 7,6%.
Nel 2014 si sono iscritti 101.297 italiani, in prevalenza uomini, celibi, tra i 18 e i 34 anni, partiti dal Nord Italia, trasferitisi soprattutto in Germania e Regno Unito (seguono Svizzera e Francia).
Aumenti significativi sono stati riscontrati non solo in Europa, ma anche in Argentina e Brasile. Si parte praticamente da tutta Italia: gli italiani sono partiti da 110 diverse province per 196 diversi Paesi.
Il paese che ha registrato la crescita più alta di iscrizioni Aire è stata la Colombia (+27,1%), seguita da Germania e Lussemburgo. In calo i trasferimenti in Cina, Argentoina, Canada e soprattutto Venezuela (-19,8%).
Guardando sempre all’Aire, la presenza italiana all’estero rimnane euro-americana (il 53,9 di tutti gli italiani all’estero risiede in Europa, il 40,3% nelle Americhe). La maggior parte (51,4) ha origine meridionale, ma si sta assistendo ad un “recupero” del Nord. Nel 2014 le partenze più cospicue hanno interessato la Lombardia (18425), seguita da Sicilia (8765) e Lazio (7981).

La comunità italiana all’estero.
La maggior parte è composta da uomini: 2.408.683: le donne sono 2.227.964; degli iscritti Aire, 1.818.158 sono nati all’estero; 151.769 hanno acquisito la cittadinanza. I minori sono 706.683; gli anziani 922.545. Il 54.4% è celibe/nubile, il 37,7% sposato, solo il 2,2% ha divorziato. Il 2,5% del totale è vedova/o.
I focus
Giovani e lavoro, abbiamo detto, ma anche memoria. Il Rim quest’anno pubblica sezioni dedicate agli studenti e ai dottorati all’estero, agli expat e ai millennials, agli antichi mestieri che gli italiani hanno portato con sé e alle nuove professionalità (compresi i calciatori).
Il capitolo memoria propone il ricordo di due grandi tragedie: la frana di Mattamrk (50 anni fa), il terremoto che ha distrutto la Marsica (100 anni fa); e poi la vita di Piero Corti, Luigi Peruzzi e Don Noè Tamai.
Demografia di un paese in movimento. 
A sviluppare il tema è stato Alessandro Rosina, docente alla Cattolica. Ricordato il dato demografico del nostro Paese che vanta un deprimente 20-22% di under 25 e la cifra disperante di 3,5 milioni di giovani che non lavorano né studiano (neet), Rosina ha sostenuto che occorre andare “oltre la retorica della fuga, soprattutto se si parla di millennials”, cioè di chi ha raggiunto la maggior età nel nuovo secolo. “Si va via da ciò che manca, ma soprattutto c’è la spinta ad andare verso ciò che si desidera”, ha sintetizzato il docente secondo cui l’Italia, invece di arginare una mobilità impossibile da frenare, perché è nella natura di giovani che vogliono essere parte del “cambiamento”, dovrebbe “valorizzare il suo capitale umano, favorendo e sostenendo anche i progetti di ritorno e non solo con gli incentivi fiscali; mettere in rete chi decide di rimanere all’estero” così da realizzare una “Italia diffusa” che giovi allo sviluppo del Paese.
Emigrazione per studio e lavoro, dalla fuga allo scambio. 
Direttore di AlmaLaurea, società cui aderiscono 72 atenei in Italia, Marina Timoteo ha spiegato che solo l’8% degli universitari italiani va all’estero con i programmi europei; un altro 2% lo fa con l’università, un altro 3% fa da solo. A partire sono ragazzi che se lo possono permettere – in fondo la borsa Erasmus è di 250 euro al mese, troppo poco in qualsiasi paese – che frequentano una università del centro- nord e che hanno genitori laureati.
Secondo Almalaurea, un titolo conseguito in Italia è più spendibile all’estero: più si è formati, più alta è la percentuale di occupazione. Un dato su tutti: ad un anno dal titolo il 90% dei dottori di ricerca lavora. Anche per Timoteo l’Italia deve favorire non tanto il rientro, quanto la circolazione di studenti e dottorandi.
L’intervento di Claudio Micheloni
Sospesi i lavori in Aula – dove si sta votando la riforma costituzionale – il senatore eletto all’estero è intervenuto alla presentazione del rapporto sostenendo, tra l’altro, che “se i tempi sono cambiati, la storia del popolo migrante è sempre la stessa”.
E allora, si è chiesto Micheloni, “non è che il popolo migrante è lo specchio della nostra cattiva coscienza? Non è che abbiamo problemi a parlarne e a pensare a politiche adeguate perché l’immigrato ci mette davanti agli occhi le nostre responsabilità, ci mette di fronte ad uno specchio che riflette un’immagine che non ci piace? Mio padre è andato in Svizzera a scaricare carbone, ma aveva un cervello e grazie a quello, con gli anni, ha smesso di farlo. Voi parlate di laureati all’estero, ma molti stanno a lavare i piatti. Nei mesi scorsi 500 famiglie, non persone, famiglie, sono arrivate vicino a Stoccarda. Si emigra per bisogno”. Per questo, il Rapporto è “importante” perché “è un lavoro che serve a riflettere su noi stessi”.
Sul fronte della memoria, Micheloni ha annunciato che la prossima settimana il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero parlerà dell’insegnamento dell’emigrazione nelle scuole con il Ministro Giannini.
Quindi, le istituzioni. “Con questa riforma, in Senato non ci saranno più eletti all’estero. Sabato scorso, io e il collega Turano non abbiamo votato l’articolo 2 e abbiamo tentato fino all’ultimo di cambiarlo portando avanti una riflessione: in un Parlamento rinnovato, superato il bicameralismo perfetto, con una Camera che darà fiducia e garantirà la governabilità del Paese, l’altra, il Senato, avrà delle funzioni diverse: rappresenterà il territorio e le istituzioni locali, e sarà composto anche dagli ex presidenti e dai senatori a vita. Noi abbiamo sostenuto che la rappresentanza degli italiani all’estero dovesse essere solo in Senato, in un’Aula, cioè, lontana dagli interessi di partito e dalla caccia ad un seggio. Se gli eletti fossero presenti solo nella Camera Alta, che dà indirizzi politici, ma non che non vota la fiducia, allora forse i partiti guarderebbero a questa rappresentanza senza fini politici”. Così non sarà, perché ora la “partita è chiusa”, ha detto Micheloni che con il Cqie riprenderà in mano la riflessione sulla riforma degli organismi di rappresentanza (Comites e Cgie) sperando “di finire quanto interrotto nel 2011”.
Le conclusioni 
A chiudere i lavori è stato Monsignor Gian Carlo Perego, direttore della Migrantes, secondo cui il rapporto “aiuta a parlare del nostro Paese”. Citato il messaggio di Papa Francesco per la prossima Giornata del Migrante – c’è un diritto di migrare, ma anche un diritto di restare sulla propria terra – Perego ha osservato che i dati del rapporto “parlano di una nuova stagione dentro un’unica storia dell’emigrazione italiana”.
Come guardare al futuro? “Bisogna accompagnare i migranti”, ha annotato Perego riferendosi ad una “nuova stagione di associazionismo che non sia bloccato nel Paese, ma che crea reti, social”; occorre “riconoscere i migranti” cioè pensare alla cittadinanza, e poi “affiancare l’accompagnamento e il riconoscimento dentro il lavoro ecclesiale, attraverso le Mci e sacerdoti” e dare “una rappresentanza politica che garantisca chi è in mobilità e chi è in cammino”. Persone che hanno successo, ma che soffrono ancora tanto, come dimostra il drammatico dato dei suicidi tra gli italiani a Londra (2 al mese) riferito dal referente della Migrantes.
“Spero che il Rapporto aiuti a guardare la mobilità con occhi nuovi, superando pregiudizi e stereotipi e costruendo una stagione importante che leghi la storia dei giovani e dell’Italia ai nostri interessi politici, ecclesiali e culturali”. (m.cipollone\aise)

 

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