Ieri la cerimonia per la restituzione della stampa originale della lettera scritta da Cristoforo Colombo per annunciare la scoperta dell’America

Consegnata dalla Biblioteca del Congresso di Washington, tornerà in quella Riccardiana di Firenze. Presente anche il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini

ROMA – Il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha partecipato alla cerimonia per la restituzione da parte della Biblioteca del Congresso di Washington della stampa originale della lettera scritta da Cristoforo Colombo per annunciare la scoperta dell’America.

“Il recupero di questo prezioso documento, avvenuto grazie alla preziosa opera dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è il segno della intensa e solida amicizia e collaborazione tra Italia e Stati Uniti – ha affermato il ministro, segnalando come l’incunabolo tornerà ora alla Biblioteca Riccardiana di Firenze, dove sarà a disposizione degli studiosi.

Alla cerimonia, svoltasi alla Biblioteca Angelica di Roma, sono intervenuti il comandante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Gen. Mariano Mossa, il direttore della Biblioteca Riccardiana, Lorenzo Stacchetti, e l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America, John Phillips.

Nella lettera, scritta sulla via del ritorno, il 15 febbraio del 1493, Colombo descrive ai suoi finanziatori, i Reali di Spagna, i luoghi in cui sbarcò, dopo 33 giorni di navigazione, il 12 ottobre 1942: “isole molto amene e di vario aspetto, piene di una gran varietà d’alberi che si elevano a grandi altezze e ritengo non siano mai privi di foglie. Io le vidi così rigogliose e ridenti come lo è di solito la Spagna nel mese di maggio. […] Gli usignoli e altri vari e numerosi uccelli gorgheggiavano mentre io stesso camminavo attraversandole nel mese di novembre[…]. Gli abitanti di entrambi i sessi camminano sempre nudi, tranne alcune femmine che coprono le pudenda con foglie e fronde o con un velo di seta. Non possiedono alcuno strumento di ferro, come dissi sopra, non hanno armi poiché non le conoscono né vi sono portati, non a causa di deformità corporee poiché sono ben formati ma poiché sono timidi e pieni di paura. Tuttavia al posto delle armi portano delle canne nelle cui radici configgono del legno secco appuntito, ma non osano mai utilizzarle. […] Danno molto per niente […] Capitò una volta che per un cucchiaio ebbi tanto peso d’oro quanti sono tre soldi aurei. […]”. (Inform)

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