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ROMA\ aise\ – La scorsa settimana è ripreso in Senato l’esame dei ddl presentati dai senatori eletti all’estero in materia di riacquisto della cittadinanza da parte dei connazionali emigrati.
All’esame della Commissione Affari Costituzionali, alla presenza dei sottosegretari per l’interno Manzione e alla Presidenza del Consiglio Rughetti, i ddl presentati dai senatoriGiacobbe (Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza);Di Biagio (Introduzione dell’articolo 17-quater della legge 5 febbraio 1992, n. 91, concernente il riacquisto della cittadinanza da parte degli italiani emigrati all’estero e dei loro discendenti);Longo (Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di riacquisto della cittadinanza da parte delle donne che l’hanno perduta a seguito del matrimonio con uno straniero e dei loro discendenti – e Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di riconoscimento della cittadinanza italiana ai cittadini stranieri di origine italiana); e Zin (Proroga dei termini e nuove disposizioni per il riacquisto della cittadinanza da parte degli Italiani emigrati all’estero e dei loro discendenti – e Modifica all’articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di reintegrazione della cittadinanza in favore delle donne che l’hanno perduta a seguito del matrimonio con uno straniero e dei loro discendenti).
L’esame di questi ddl si era interrotto a gennaio 2015: allora, il testo del senatore Giacobbe, come ricordato dal relatore Mancuso (AP), era stato scelto come testo base e al suo esame erano stati aggiunti anche il ddl Di Biagio e il primo presentato da Longo (quello sulle donne sposate a straniero). Nella seduta della scorsa settimana, i senatori hanno deciso di trattare insieme tutti i ddl, anche i tre presentati per ultimi.
Mancuso, quindi, ha spiegato ai colleghi che il primo dei due ddl presentati dal senatore Zin (Maie) dispone una nuova proroga, della durata di tre anni, del termine per la presentazione della dichiarazione volta ad ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana da parte di coloro che l’hanno persa ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge n. 91 del 1992.
I termini del riacquisto della cittadinanza per coloro che risiedono all’estero, come previsti dalla legge n. 91 del 1992 – ha ricordato Mancuso – “sono scaduti con l’ultima proroga il 31 dicembre 1997. La riapertura dei termini riguarda anche i discendenti degli ex cittadini italiani, in linea retta fino al secondo grado, purché dimostrino la conoscenza della lingua e della cultura italiane superando un test di cultura civica da effettuare presso gli istituti italiani di cultura all’estero”.
Il secondo ddl a firma Zin “modifica l’articolo 1 della legge n. 91 del 1992 ed estende la cittadinanza italiana alle donne che l’hanno perduta a seguito di matrimonio con cittadini stranieri, anche se contratto prima del 1° gennaio 1948. Riconosce, inoltre, il diritto di cittadinanza ai figli di queste donne nati anteriormente al 1° gennaio 1948, eliminando definitivamente la disparità di trattamento tra cittadini sorta per effetto della legge n. 55 del 1912 e tuttora presente nell’ordinamento”.
Anche il disegno di legge presentato dal senatore Longo (Psi) “apporta modifiche alla legge n. 91 del 1992 in materia di riconoscimento dello status di cittadino italiano agli stranieri di origine italiana”. Mancuso, in particolare, ha segnalato che quest’utlimo “introduce una nuova procedura per proporre l’istanza di riconoscimento dello status civitatis italiano agli stranieri di origine italiana, che prevede la presentazione della domanda al Comune di nascita dell’ascendente emigrato all’estero o a un Comune della medesima Regione. Il Comune italiano presso il quale sarà instaurato il procedimento, verificati tutti i presupposti, la documentazione prodotta ed effettuati gli accertamenti previsti presso le autorità italiane o estere, avrà centocinquanta giorni per completare l’iter preliminare e inviare una comunicazione al richiedente, invitandolo a presentare personalmente entro dodici mesi la richiesta definitiva e la documentazione in originale, al fine di ottenere la certificazione del riconoscimento della cittadinanza italiana. Con tale certificazione l’interessato potrà poi chiedere l’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), anche per poter esercitare il diritto di voto. Il Comune, tramite un provvedimento specifico e motivato, potrà rifiutare la concessione della cittadinanza solo in caso di presentazione di documentazione irregolare o di esito negativo degli accertamenti effettuati presso le autorità italiane all’estero o di quelle straniere. È previsto, inoltre, il versamento dei diritti di stato civile, pari a 500 euro, a favore del Comune ove verrà effettuata l’istanza”.
Mancuso, quindi, ha proposto ai colleghi di trattare le proposte congiuntamente agli altri disegni di legge.
A rappresentare gli eletti all’estero il senatore Pd Claudio Micheloni ha prima espresso il proprio “apprezzamento” per la ripresa dell’esame dei disegni di legge, segnalando poi che “il tentativo di limitare il riacquisto della cittadinanza ai discendenti in linea retta di secondo grado di cittadini italiani, posto in essere con questi ddl, potrebbe essere vanificato da una circolare emessa dal Ministero dell’interno l’8 aprile 1991 e ancora applicabile. Infatti, – ha spiegato – tale circolare, nell’esplicitare le linee guida per gli uffici comunali sulle procedure di esame delle domande di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis da cittadini stranieri di origine italiana, faceva riferimento alla disciplina della legge n. 555 del 1912, che consentiva di estendere la cittadinanza anche ai discendenti di seconda, terza e quarta generazione e oltre”.
In secondo luogo, ha osservato Micheloni, “sarebbe opportuno introdurre il requisito della conoscenza della lingua italiana, anche per avere certezza della piena comprensione, ad esempio, della documentazione necessaria per il voto in occasione delle elezioni politiche”. Infine, “sarebbe opportuno che per gli italiani emigrati all’estero che presentino istanza di riacquisto della cittadinanza italiana, alla quale essi avevano dovuto rinunciare quando non era consentita la bipolidia, dovrebbe essere prevista una procedura di riconoscimento più celere”.
Il sottosegretario Manzione ha quindi introdotto un ulteriore elemento di riflessione, rilevando che “con l’integrale sostituzione dell’articolo 4 della legge n. 91 del 1992, prevista dal comma 1, lettera b), dell’articolo 1 del disegno di legge n. 687 (quello di Giacobbe – ndr), verrebbe meno la possibilità di riconoscimento della cittadinanza iure soli ai figli di stranieri nati in Italia, sancita dall’articolo 4, comma 2, della legge n. 91. Inoltre, potrebbero esservi difficoltà di quantificazione degli oneri della norma all’esame, in considerazione dell’impossibilità, secondo il Ministero degli affari esteri, di stimare il numero di istanze di riconoscimento che sarebbero eventualmente presentate”.
Il seguito dell’esame congiunto è stato rinviato ad altra seduta. (aise) 

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