(NoveColonne ATG)  Roma – E’ toccato agli italiani all’ estero – mercoledì 22 luglio – l’ onore di ‘aprire’, dopo giorni di agonia, la serie di voti sugli emendamenti al ddl sulle riforme costituzionali in Senato. Tre voti, i primi tre, su tre emendamenti il cui obiettivo era quello di eliminare la Circoscrizione Estero, introdotta in Costituzione dalla legge Tremaglia: uno a prima firma Compagnone, gli altri due Minzolini. Missione fallita però: il Senato ha bocciato le proposte, in tutti e tre i casi con pochissimi voti favorevoli. Per il sollievo di Claudio Micheloni, deputato del Pd eletto all’ estero, che aveva anche approfittato per ribadire la sua posizione pro-Senato elettivo: “Fa effetto che il primo voto di questa riforma sia quello che riguarda l’ abolizione del collegio estero – aveva detto in aula – Lo considero un nostro fallimento culturale perché non siamo riusciti a trasmettere il significato profondo della presenza degli italiani all’ estero nel parlamento italiano. Se c’è la consapevolezza che questo sia importante solo per gli italiani all’ estero, voterò anche io a favore, ma invece è importante per gli italiani, perché è un volano per l’ economia italiana”. “Ma se il Senato sarà non elettivo – spiega Micheloni – diventa difficile pensare alla rappresentanza estera, invece con il Senato elettivo la rappresentanza a quel punto dovrebbe essere solamente al Senato. Per questo sosteniamo con forza un Senato elettivo”. L’ emendamento di Compagnone aveva finito, ineditamente, per creare un po’ di dialettica nel Movimento 5 Stelle, mentre chiara era stata la forzista Cinzia Bonfrisco: “Sono affezionata al principio che il cittadino che vive il suolo di questo Paese, nel contesto della taxation legata alla representation. La legge” sulla circoscrizione estero “fu solo uno spot che generò alcune distorsioni legate per esempio all’ assoluta mancanza di controllo sulla validità di quelle elezioni”. E con lei anche Carlo Giovanardi, che pure farebbe parte della maggioranza: “Ho apprezzato il generoso lavoro di Tremaglia, che aveva disegnato scenari che poi sono naufragate miseramente, con l’ idea stessa di collegi esteri con candidati che dovrebbero rappresentare l’ intera Africa, America o Australia”. Stessa sorte, negativa, hanno poi avuto gli emendamenti di Minzolini, dei quali il primo si proponeva di rimandare a una legge ordinaria il compito di decidere sulle modalità del voto per gli italiani all’ estero, il secondo semplicemente di cancellare il passaggio dell’ articolo 48 della Costituzione che parla di Circoscrizione Estero. E l’ ultima bacchettata è arrivata da Maria Mussini, ex grillina: “Più volte è stata richiamata l’ attenzione sull’ incuria nella mancanza di sostenere la necessità di rinnovare Comites e Cgie per raccordarli con l’ esistente. Se si fosse affrontata con calma e sistematicità non si sarebbe potuto evitare di inserire nel dibattito il senso di queste istituzioni. Ora la materia viene liquidata con superficialità”. Pericolo scampato, almeno per ora.

Comments are closed.