WASHINGTON\ aise\ – Come presidente uscente del Comites di Washington DC ho deciso di non ricandidarmi né di presentare una lista comprendente attuali consiglieri uscenti, ritenendo che l’art.8 della legge istitutiva, che prevede un mandato di 5 anni, rinnovabile per un secondo e solo un secondo mandato, esplicitamente vieti di “occupare” la poltrona oltre i 10 anni.

Avendo compiuti questi dieci anni di volontariato, diventati ora, per la precisione, 11 anni, ho preferito lasciare il campo a nuove leve. Senza, con questo, voler obbligare alcuno al mio stesso ragionamento etico.

Detto questo, pensando alle recenti vicende che hanno riguardato il rinnovo dei Comites, non posso non chiedermi come possa essere possibile rinviare la data di una elezione, per la quale sono previsti due adempimenti 30 e 60 giorni prima del voto, facendo slittare, oltre a quella del voto, solo la data di uno di questi due adempimenti (iscrizione alle liste elettorali) e non l’altra (presentazione delle liste).

Ha, forse, prevalso l’interesse di quelli che una lista erano riusciti a presentarla? Dobbiamo, forse, accettare liste composte da connazionali residenti nelle vicinanze del “capoluogo”, spesso con metodi da “caporalato”, sollecitando parenti ed amici? E, tutto ciò in circoscrizioni consolari estese per migliaia di chilometri, su aree arrivano ad essere 10 volte quelle dell’Italia.

Senza riaprire i termini per la presentazione delle liste – il che, mi permetto sommessamente di ipotizzare, prospetta la violazione della legge istitutiva – senza riaprire quei termini, ripeto, per chi voteranno i connazionali che risiedono nelle circoscrizioni – non sono poche – che non hanno avuto alcuna lista convalidata?

Con la norma di rinvio, così come sembra sarà approvata, le elezioni dei Comites non anno logicamente dar vita ad una rappresentanza democratica e realmente rappresentativa della collettività residente. Ed io intendo democratica nel vero senso della parola. E non lo potranno anche perché con il meccanismo che si è creato l’affluenza alle urne non credo raggiungerà neppure il 10% degli oltre 4.900.000 iscritti all’Aire. Al di là, poi, del costo elevatissimo di 9 milioni di euro, che darà luogo al maggior costo unitario per elettore della storia delle elezioni di questi Comites.

Non sarebbe stato più logico, trasparente e sensato stanziare questa somma per altri bisogni, più urgenti e cogenti, dei nostri connazionali, invece che sperperarli  in quest e elezioni sapendo a priori  che questo sarebbe stato il risultato?

E, quello che è più amaro è che siamo chiamati a testimoniare , essendone complici non poco, di un’elezione che potrebbe essere l’ultima per i nostri Comites. (melo cicala*\aise)

* Presidente uscente del Comites di Washington DC

 

Comments are closed.