ROMA\ aise\ – Sono stati liberati domenica scorsa, 1 giugno, Gianantonio Allegri e Giampaolo Marta, i due sacerdoti italiani rapiti il 5 aprile scorso insieme a una suora canadese nella missione di Tchere della diocesi di Maroua, nel nord del Camerun.

Nel confermare la notizia, il Ministro degli Esteri Federica Mogherini ha espresso “grande gioia”.

“Ringrazio innanzitutto le autorità del Camerun e il presidente Paul Biya per il grande lavoro svolto e il governo del Canada con cui abbiamo lavorato a stretto contatto”, ha aggiunto il Ministro, prima di esprimere la sua “grande soddisfazione per la riuscita di un’operazione condotta magistralmente, grazie anche alla continua collaborazione tra i nostri servizi di informazione e l’Unità di Crisi della Farnesina”.

Mogherini ha informato della liberazione le autorità vaticane, con cui è rimasta in stretto contatto in tutte queste settimane. L’annuncio della liberazione dei due sacerdoti è stata accolta con gioia anche nella loro Diocesi di appartenenza, quella di Vicenza, dove le campane hanno suonato a festa in tutte le chiese.

A farsi portavoce del sollievo della comunità veneta è stato il Presidente della regione, Zaia, che proprio la settimana scorsa aveva lanciato l’hastag su twitter, #bringbackourmissionaries.

“Tutta la comunità veneta saluta con grande contentezza la liberazione dei due missionari vicentini e della suora canadese in Camerun: sono davvero felice che per queste persone di grande generosità, fede e coraggio sia finita la prigionia e la sofferenza”, ha detto Zaia. ““La salvezza dei tre religiosi si deve sicuramente alla grande mobilitazione in loro favore e all’azione svolta dalle autorità del Paese africano, che in collaborazione con quelle di Italia e Canada, hanno portato a termine con successo una difficile negoziazione. Dopo quella di ieri riferita all’imminente liberazione di Meriam Ibrahim, la donna crudelmente imprigionata nelle carceri perché accusata di apostasia, oggi dal continente africano giunge un’altra lieta notizia che non può che riempire oltre che di gioia, anche di speranza”.

“La speranza – ha concluso Zaia – che finalmente le fedi religiose siano rispettate tutte e che chi le professa con spirito di pace, di solidarietà e di fratellanza sia considerato come un bene prezioso e non come una minaccia”. (aise)

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