Il ministro della Difesa Sergio Mattarella in una foto del 1999. ANSA

ROMA/aise/ – Palermitano, classe 1941, Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica. E’ stato eletto al quarto scrutinio con 665 voti  rispetto ad un quorum necessario di 505 voti, risultando così il presidente più votato al quarto scrutinio. Hanno ricevuto voti anche Imposimato 127, Feltri 46, Rodotà 17, quindi Bonino, Martino, Napolitano e Prodi con 2 voti; 14 i voti dispersi, 13 le schede nulle e 105 le schede bianche.

Figlio di Bernardo, politico democristiano più volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana, Mattarella da giovane ha militato tra le file della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica, di cui fu responsabile per il Lazio dal 1961 al 1964 e poi della FUCI.
Laureatosi in giurisprudenza, è stato docente di Diritto parlamentare presso l’Università di Palermo.
Entra in politica con la DC: varca le porte di Montecitorio per la prima volta nel 1983. Rieletto nel 1987, fu nominato Ministro dei rapporti con il Parlamento nel governo Goria e confermato nell’incarico nel 1988 con il governo De Mita.
L’anno seguente – è il 1989 – è Ministro della Pubblica Istruzione nel governo Andreotti: si dimise dall’incarico il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della DC, per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo, che venne soprannominato sarcasticamente legge Polaroid in quanto, a detta dei detrattori, si limitava a fotografare la condizione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi.
Privo di incarichi di governo, fu vicesegretario della Democrazia Cristiana nel 1990 al 1992, anno in cui venne rieletto alla Camera. Nello stesso anno gli fu affidata la direzione del quotidiano democristiano “Il Popolo”.
Nel corso della XII Legislatura, Mattarella fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l’esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l’appellativo di Mattarellum, fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001.
Tra i protagonisti del rinnovamento della DC che avrebbe condotto nel gennaio 1994 alla fondazione del Partito Popolare Italiano, nelle cui liste sarebbe stato eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996, Mattarella nel luglio 1994, insieme alla componente più di sinistra dei popolari, si oppose alla candidatura di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito, in sostituzione del segretario dimissionario Martinazzoli.
Sostenitore, sin dal 1995, della candidatura di Romano Prodi alla guida di una coalizione di centrosinistra (L’Ulivo) comprendente tra gli altri il PPI e il PDS, fu confermato alla Camera alle elezioni del 1996 e venne eletto capogruppo dei deputati popolari.
Caduto il primo governo Prodi, assunse la carica di vicepresidente del Consiglio durante il governo D’Alema I. Tenne invece il ministero della Difesa nei successivi Governo D’Alema II e Governo Amato II, sino al 2001, anno in cui viene rieletto alla Camera nelle liste de La Margherita. Alle politiche del 2006 fu candidato nella lista dell’Ulivo e venne eletto deputato per la settima volta. Nel 2007 fu tra gli estensori del manifesto fondativo dei valori del Partito Democratico, ma con lo scioglimento anticipato della XV legislatura il 28 aprile 2008, non si ricandidò.
Il 22 aprile 2009 è stato eletto dal Parlamento in seduta comune componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, del quale è diventato poi presidente.
Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo ha eletto giudice della Corte costituzionale alla quarta votazione con 572 voti, uno più del quorum richiesto.
Già in occasione dell’elezione del presidente della Repubblica del 2013 il suo nome fu incluso nella rosa dei candidati che Pierluigi Bersani sottopose a Silvio Berlusconi, ma gli venne preferito Franco Marini, che tuttavia non sarebbe stato eletto.(m.cip./aise)

 

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