ROMA\ aise\ – Con 191 voti favorevoli, 55 contrari e 8 astensioni l’Assemblea di Palazzo Madama ha approvato la mozione presentata dal senatore Pd Claudio Micheloni, sull’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero. Mozione bipartisan, sottoscritta da tutti i senatori eletti all’estero, la mozione è stata votata da Pd, Pdl, Scelta Civica, nonostante le perplessità espresse dal senatore Casini, Psi, Lega e Autonomie; Sel si è astenuta, mentre hanno votato contro i senatori 5 Stelle. Presente in Aula il Vice Ministro degli Esteri Bruno Archi.

Il testo approvato oggi prevede la costituzione del Comitato, nella composizione indicata da Micheloni – i 6 eletti all’estero insieme ad altri 8 senatori – ma presenta un’aggiunta che recita “I componenti dell’Ufficio di Presidenza del Comitato non dovranno percepire alcuna indennità di ufficio”.

Illustrando la mozione, Micheloni ha ricordato che il Comitato è stato già istituito nelle ultime tre legislature e accennato ai suoi lavori. Il senatore Pd ha quindi manifestato “forte disagio” per le preoccupazioni espresse in ordine ai costi del Comitato, ricordando che “gli italiani all’estero rappresentano una risorsa economica, culturale, sociale e politica. Negli ultimi anni questo Comitato è costato pochissime decine di migliaia di euro per il suo funzionamento, a fronte di politiche che riguardano milioni di italiani che vivono all’estero; un milione di questi italiani d’altronde ha espresso un voto per questa legislatura. Sembra – ha aggiunto – che ogni volta che si affronti la questione degli italiani all’estero si parli di costi: noi costiamo, gli italiani all’estero costano. Gli italiani all’estero, mi permetto di ricordare a chi non ha ancora i capelli bianchi, per decenni hanno riequilibrato la bilancia dei pagamenti del nostro Paese dal dopoguerra. Se l’Italia oggi, con tutte le sue difficoltà, ha avuto lo sviluppo economico che si è registrato, questo è dovuto in gran parte nel dopoguerra al lavoro degli italiani all’estero”.

Tra i pregiudizi sugli italiani all’estero, ha aggiunto, “ci viene detto che noi non paghiamo le tasse: a proposito di tasse, vorrei approfittare della presenza del vice ministro Archi dal momento che si annuncia un decreto sull’IMU per venerdì. Caro Vice ministro, avevamo già evidenziato l’ingiustizia e l’inaccettabilità di tale situazione; mi auguro che questo decreto corregga questa – passatemi la parola – volgare ingiustizia. Gli italiani all’estero chiedono che la casa vuota, non affittata, sia trattata come prima casa”. Inoltre, “abbiamo smesso di diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo; questa è considerata una spesa. Gli altri Paesi, anche loro in crisi e in difficoltà, in questi anni hanno aumentato l’investimento per promuovere la loro lingua e cultura. Noi stiamo azzerando queste nostre politiche”. Micheloni ha poi ribadito la necessità di riformare la rappresentanza degli italiani all’estero. “Da noi vi è all’ordine del giorno la soppressione del collegio estero. Ma perché –si è chiesto il senatore – gli altri Paesi stanno analizzando questa nostra esperienza e la stanno riprendendo?

Perché loro hanno capito che una presenza dei rappresentanti delle comunità all’estero in Parlamento è importante per il Paese e non per noi all’estero. Mi sono stancato di dire questa cosa in quest’Aula, ma non si riesce a comunicare questa importanza. Probabilmente ciò avviene per responsabilità nostra, degli eletti: non siamo stati capaci di trasmettere questa importanza”.

Concludendo, Micheloni ha auspicato “di ascoltare, per una volta, un dibattito sensato sulle comunità italiane all’estero e desidero chiudere richiamando un aspetto cosa che si sente troppo spesso quando incontriamo le nostre comunità. Spesso, alla fine di assemblee pubbliche, si alza sempre più spesso una voce: ma perché noi italiani all’estero dobbiamo continuare a batterci, ad impegnarci e a lavorare per mantenere i contatti con il nostro Paese quando il nostro Paese non vuole questa cosa? Allora rimandiamo i passaporti. Questa cosa è negativa e brutta per l’Italia e non per gli italiani all’estero. In conclusione, spero accoglierete la mozione in esame”.

Perplessità, come accennato, sono state avanzate da Pierfedinando Casini (Sc): “francamente, non riesco a capire perché alla Camera dei deputati il Comitato dei diritti umani e il Comitato degli italiani all’estero siano costituiti all’interno della Commissione affari esteri, mentre qui debba essere istituita una Commissione ad hoc sia per i diritti umani che per gli italiani all’estero. Francamente lo ritengo del tutto inutile. Non ne faccio una questione di demagogia facile con riferimento ai costi: ne faccio, se non altro, un problema di organizzazione seria, efficiente e chiara. La Commissione affari esteri potrebbe istituire nel suo seno il Comitato degli italiani all’estero con un suo Presidente, con una sua dignità, evitando duplicazioni inutili. Personalmente, non posso votare questo provvedimento e non per questioni alte, per questioni concrete di organizzazione del nostro lavoro e di efficiente rappresentazione della realtà dell’Aula del Senato nel rapporto con le Commissioni”.

Di diverso avviso, Claudio Zin (Sc) eletto in Sud America secondo cui l’approvazione della mozione “dovrebbe essere essenzialmente un segnale per tutti gli italiani che non vivono in Italia, ma che devono essere considerati italiani tanto quanto lo siamo noi qui secondo l’inviolabile principio dello ius sanguinis, segnale che contiene un messaggio molto importante: a noi importa di voi, siamo al vostro servizio e questo semplicemente perché siete italiani e non soltanto per il voto. La scelta di emigrare non ci rende meno italiani. Io ne sono testimone: a me non fu chiesto di scegliere di lasciare l’Italia e adesso lo so, non volevo andare via”.

Nel suo intervento, il senatore Compagna (Gal) ha sostenuto, d’accordo con Micheloni, che “non è ammissibile che gli italiani all’estero siano rubricati come un costo e non come una risorsa. La spending review in questa materia è stata fatta con molta superficialità e con molto cinismo”.

Per Aldo di Biagio (Sc) la mozione “rappresenta un momento dal valore simbolico, oltre che istituzionale” visto che “l’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero rappresenta la volontà trasversale di creare una ulteriore cornice istituzionale entro la quale approfondire le istanze, condividere le progettualità e capire le prospettive di un mondo in evoluzione”. Commentando le critiche al voto all’estero, Di Biagio ha sostenuto che “parlare di rappresentanza illegittima dei connazionali allontana il discorso dal reale. Trascinare la legge Tremaglia in una deriva riformatrice rischia di creare un deprecabile vulnus democratico, da cui l’Italia sembrava essersi emancipata proprio nel 2001. Forse a qualcuno sfugge che la maggioranza dei connazionali paga le imposte, ad esempio l’IMU e la TARES su piccole abitazioni ancora possedute in Italia, unico e semplice legame con le proprie origini; forse dimentichiamo che molti connazionali hanno un reddito assoggettato ad IRPEF in Italia, in virtù, talvolta, del tipo di lavoro svolto. Si tende a dimenticare cosa siano gli italiani nel mondo” che oggi “rappresentano una nuova scenografia sociale: giovani professionisti, animati da ambizioni, che vogliono muoversi in uno scenario lavorativo, culturale e sociale nuovo, portando avanti l’eccellenza dell’Italia oltre confine”. Quindi, il Parlamento “deve tener conto di questo e creare le condizioni affinché si possano rimodulare gli strumenti normativi alla luce degli scenari che cambiano”, dando “attenzione a questo mondo” per “mettere al centro il futuro del Paese”.

Il viceministro Archi ha assicurato il “pieno sostegno e collaborazione” del Governo per una “importante iniziativa che conferma la grande attenzione riservata dal Senato e dal Parlamento agli italiani nel mondo. Sono certo – ha aggiunto – che, come avvenuto nelle precedenti legislature, il Comitato rappresenterà un importante punto di riferimento per proficui scambi ed approfondimenti sulle politiche per gli italiani all’estero. In questo quadro vorrei rivolgere un particolare ringraziamento al senatore Firrarello e ai componenti del Comitato della precedente legislatura per il prezioso lavoro svolto. Le politiche a favore degli italiani all’estero costituiscono parte fondamentale della politica estera dell’Italia. In questo quadro la Farnesina è fortemente impegnata a fianco delle nostre collettività, in particolare nel fornire servizi consolari, assistenza ai connazionali e nel promuovere la diffusione della lingua e cultura italiana. Sono certo – ha concluso – che questa azione riceverà stimolo e beneficio dall’attività del Comitato, in particolare grazie al contributo dei suoi componenti e alla luce del proficuo dialogo con gli organismi rappresentativi degli italiani nel mondo”. A nome del suo partito il senatore De Cristofaro ha dichiarato il voto di astensione di Sinistra Ecologia e Libertà condividendo le perplessità di Casini. Voto a favore, invece, dalle Autonomie – per cui oggi ha parlato Panizza, presentatosi all’Aula come, tra l’altro, uno dei fondatori della Unione delle famiglie trentine all’estero – dalla Lega Nord e Pdl. Sono intervenuti per interventi personali Stefania Giannini (Sc) – già rettore della Stranieri di Perugia – e il senatore eletto in Nord America Renato Turano (Pd).

“No” al Cqie dal Movimento 5 Stelle: la senatrice Gambaro ha infatti annunciato il voto contrario del Movimento “a una mozione che contrasta con le scelte di contenimento dei costi della politica e prosegue un’esperienza che non ha prodotto esiti rilevanti” nelle passate legislature. (aise)

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