Bersani continua a pensare che tocca al Pd governare e a lui fare il premier e  ribadisce il suo secco no alla destra e a Grillo dice  che: “chi ha avuto il consenso di 8 milioni di persone e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuole fare di questi voti».

Lui intanto presenta un programma su otto punti che prevede  la riduzione e ridistribuzione dell’Imu; il pagamento in tempi ragionevole da parte della pubblica amministrazione , la riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione delle Province,  una nuova legge elettorale con doppio turno ed il varo di una legge sul conflitto di interesse.

Mentre ieri sera a Ballarò Matteo Renzi  ha fatto il suo pronostico, stamani, aprendo la  direzione nazionale del partito, Bersani, con un  intervento dal palco, ha sottoposto la sua linea politica alla platea e   Michele Emiliano, neosindaco di Bari,  ha chiesto al suo Pd  di tornare a essere “intelocutore delle cose quotidiane”, ricordando  che è  “l’unico partito su tutto il territorio nazionale, come le stazioni dei Carabinieri”, ma negli ultimi tempi  è stato come se fosse “sulla linea Maginot, con gli avversari schierati di fronte che alla fine ci hanno aggirati”, perché i suoi leader non sono riusciti a parlare alla gente.

Bersani ha ben compreso la lezione venuta da un voto in cui si è vinto pur finendo sconfitti ed ora dice che l’imperativo è cambiare,  cominciando con una riforma delle politica e guardando con attenzione al blocco sociale. Cambiare perché c’è un’urgenza: superare l’autoreferenzialità della politica e, per quel che riguarda un futuro governo, anche se né il Pd né gli altri possono offrire una governabilità stabile, lui ed i suoi sono pronti anche a radicali cambiamenti.

Nel frattempo  Grillo,  che non immaginava di cogliere un successo di siffatte proporzioni, sta giocando la sua partita in modo spregiudicato e intelligente, approfittando della risaputa inerzia ed incapacità politica dei suoi competitor.

Sarà meglio smetterla con il richiamarlo al senso di responsabilità: se si vuole stanare la politicanteria dei grillini è molto meglio presentargli proposte nette e senza margini d’interpretazioni sulle quali chiamarli al voto.

Quanto a Monti, cerca di tenere il profilo più basso possibile per evitare che si ricordi come sia stato sonoramente sconfitto e nella speranza che dall’empasse politico-istituzionale venga fuori il suo nome come proroga nello stato di stallo ed incertezza attuali. Si è guadagnato la poco invidiabile fama di Re Mida al rovescio, dal momento che tutti coloro che direttamente o indirettamente lo hanno sostenuto (ancor più quelli che lo hanno addirittura affiancato) sono stati le vittime illustri delle elezioni.

C’è poi un fronte meno attrezzato internamente al PD, ma molto rumoroso al di fuori, che vedrebbe volentieri Renzi sul ponte di comando al posto di un dimissionario Bersani. E’ il più nitido e pericoloso degli schieramenti: nitido perché non nasconde l’intenzione di archiviare per sempre la sinistra del centrosinistra, pericoloso perché non è in grado di capire politicamente come non certo sia il gap di comunicazione ad aver punito Bersani.

Alle urne è andato un paese ridotto allo stremo, con una disoccupazione giovanile che sfiora il 40%, una media di 500 posti di lavoro che giornalmente vengono meno ed un generale smantellamento della rete di protezione sociale che espone tutti alla mercé della sussidiarietà privata.

Il collante sociale della nazione è in pezzi, la  dimensione etica sembra fuorilegge e la prospettiva di crescita inesistente.

Ieri, sospinta da Wall Street, Piazza Affari ha chiuso in positivo, ma il trend è in decrescita con spread che continua a tirare in alto.

A questo punto credo che la mossa di Bersani, con un programma chiaro sia l’unica possibile, anche perché mette con le spalle al muro Grillo che dovrebbe spiegare il perché vota contro un programma che è parte del suo e dovrebbe andare sul suo blog a dire, a chi l’ha votato per disperazione ,che il suo voto non servirà a dar vita ad un governo e spieghi che preferisce rivotare a Giugno per avere percentuali migliori, proprio quando scae la cassa integrazione per decine di migliaia di lavoratori, va a regime il decreto Fornero senza aver risolto il problema degli esodati, si dovrà pagare la rata IMU e scadranno una parte dei novanta miliardi di debito dello Stato verso le imprese. E poi staremo a vedere.

 

 

 

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