meo carboneROMA – Dall’8 al 24 novembre  il Complesso del Vittoriano a Roma ospiterà “The Dream”, mostra pittorica dell’artista Meo Carbone, che vuole essere un omaggio all’emigrazione italiana negli Stati Uniti d’America nel XX secolo.

La mostra, promossa dalla Fondazione The Dream Per Non Dimenticare onlus e presentata da Gianni Letta e dal direttore del Museo dell’Emigrazione Italiana Alessandro Nicosia, sarà allestita nella sala Giubileo. L’ingresso  sarà  libero.

Il progetto mostra nasce nel 1995, anno dell’incontro del pittore e scultore Carbone con Dominic Candeloro della Loyola University di Chicago, studioso dell’emigrazione italiana in Nord America. “Mentre mi trovavo a Chicago nel 1995 – racconta Carbone – vidi una mostra fotografica sull’emigrazione italiana. Fui profondamente scosso da quelle immagini, dall’intensità delle loro sofferenze e dallo stupore nei loro occhi nel proiettare i propri sogni nel costruire una nuova vita. Quella energia ispirò questo mio lavoro, voler rappresentare quelle immagini in una nuova ottica, dando vita ad un sogno sulla base delle loro realtà e dei loro sogni”.

La mostra è dedicata da Carbone al “sogno” italiano dell’America. Il sogno viene analizzato e studiato con un sguardo acuto, partendo dalla realtà, riletta e ricostruita mediante le foto dei nostri parenti poveri, oggi esposte a Ellis Island. Ellis Island, luogo del sogno ma anche del dolore, dove circa cinque milioni di connazionali, tra il 1850 e il 1914, vissero un periodo cruciale della loro esistenza in cerca del loro sogno. Operai, contadini, minatori, ragazzini, donne invadono lo spazio grafico delle tele di Carbone e dei suoi oggetti artistici, come nel caso dell’opera “Valigia” che da oggetto di uso comune, diventa metafora artistica di una nuova rigenerazione del dolore e del dramma. L’arte ridà visibilità alle immagini di cronaca (Sacco e Vanzetti). Un’arte che tende al sociale per divenire politica, un’arte di denuncia che Carbone gestisce e completa con una serie di geometrismi luministici che scompongono il passato fotografico con una forza espressiva che sospende e sorprende la cronaca per elevarla appunto al grado di arte.

Scrive Gianni Letta nel catalogo della mostra che le donne e gli uomini rappresentati da Meo Carbone hanno “la potenza espressiva  della verità”. Carbone  “non riproduce una massa dolente, ma quello che Kierkegaard chiamava ‘quel singolo’. Viene da chiamarli per nome,viene da desiderare di sederci con loro al desco povero eppure famigliare. Non sono gli emigranti in generale, quasi fossero una categoria sociologica o un tipo antropologico, ma ci imbattiamo in identità personali irriducibili”. Essi “sono trasfigurati da un ‘desiderio sognante’, che non è fuga dalla realtà, ma tensione a cambiarla, così da avere una vita buona e un destino lucente per sé, la propria famiglia, il mondo intero”.

Meo Carbone è nato a Minervino Murge (Bari). Nel 1963 a Roma frequenta lo studio dello scultore Lorenzo Ferri. Nel 1971 inizia la sua attività artistica e realizza la sua prima mostra a Roma. Vince a Colonia il Premio Tevere-Reno  Nel 1975 è invitato alla X Quadriennale di Roma, “The New Generation” . Il professor Giulio Carlo Argan lo segnala per un anno accademico a Parigi. Nel 1977 si trasferisce a Los Angeles. Da allora alterna soggiorni negli Usa e in Italia. Realizza mostre nel nostro Paese e all’estero .  (Inform)

 

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