Voce d'ItaliaBUENOS AIRES\ aise\ – “Era il Giorno della Scoperta dell’America ora è il Giorno dei popoli originari. Già che ci siamo, con tutto il rispetto possibile, anzi con ammirazione e solidarietà nei confronti delle popoli indigeni per tutto il male che noi europei gli abbiamo fatto, non si capisce perché il 12 ottobre, celebrato in Occidente come il Giorno della Scoperta dell’America, qui in Argentina è diventato “el día de los pueblos originarios” (Giorno dei Popoli Originari). Non si tratta di un eufemismo, ma di un atto di negazione della storia e di sottovalutazione delle popolazioni originarie, che tra l’altro continuano a veder calpestati i loro diritti”. Parte da queste premesse la riflessione che Edda Cinarelli affida alle pagine della Voce d’Italia di Buenos Aires, in un articolo pubblicato nel numero del primo maggio e che riportiamo qui di seguito.

“Negare il 12 Ottobre come data della scoperta dell’America e celebrare quel giorno solo “El dìa de los pueblos originarios” equivale a dare un contentino a qualcuno di cui non si riconosce la completa uguaglianza, è come dare una caramella ad un bambino perché la smetta di fare i capricci.

È vero che il 12 ottobre Cristoforo Colombo, grande navigatore genovese ha scoperto l’America ed è anche vero che questa scoperta ha avuto delle conseguenze: buone per l’Europa, come una rinascita del commercio; cattive per i popoli americani, come la scomparsa delle grandi culture indigene. È vero che la scoperta è stata seguita dall’occupazione dei popoli americani e dalla colonizzazione, che gli indigeni sono stati perseguitati ed uccisi, che i vari Paesi americani, una volta ottenuta l’indipendenza dalle loro madri patrie europee, hanno seguito su questa strada allargando i confini nazionali, continuando ad appropriandosi di terre che avevano già dei padroni ed uccidendo i loro originari proprietari. Si è compiuto un vero genocidio delle tribù indigene, pianificato freddamente in un autentico programma di espansione territoriale, pensato a tavolino dalle classi dirigenti del momento, composte da persone di origine europea.

La negazione però è complicità e non rappresenta nemmeno l’intenzione di una riparazione storica, con il silenzio non si risolve nulla, al contrario il silenzio grida giustizia. Non per niente nei giorni scorsi, dopo 521 anni dalla fatidica data della scoperta dell’America, 120 poliziotti hanno cercato di sfrattare gli indigeni della Comunità Cueva del Inca di Tilcara dalle terre che occupano da secoli.

Considerato quindi il modo in cui tuttora si trattano le varie comunità dei popoli originari, è necessario fare veramente qualcosa e non fare come se si facesse. È divenuto urgente un vero atto di riparazione storica, che deve partire dal riconoscimento e non l’occultamento di quanto è avvenuto, seguito da un atteggiamento di autentica considerazione e di difesa dei loro diritti. Da una parte i diritti delle popolazioni originarie dovrebbero essere riconosciuti e difesi; dall’altra la popolazione argentina, nel suo complesso, è costituita dai discendenti di milioni di migranti europei, gente che veniva a lavorare e vivere in pace. Perché quindi non riconoscere questa duplice origine dell’Argentina, indigena ed europea e non lasciare libere le componenti della società argentina di celebrare le loro feste?

Per gli italiani la commemorazione del 12 ottobre ai piedi del monumento di Cristoforo Colombo costituiva da quasi cento anni un atto di appartenenza alla cultura italiana, un modo di rafforzare la propria identità: perché negarglielo, perché eludere questa circostanza a vantaggio di un’altra? Non sarebbe più onesto il 12 Ottobre festeggiare la scoperta dell’America, così come succede per esempio a New York con il Columbus Day, ed un altro la giornata del Popoli Originari o ancora lasciare liberi gli italiani o chi lo voglia di celebrare Cristoforo Colombo ed i popoli originari la loro giornata, nella stessa data, senza far prevalere una visione della storia su un’altra?

Seguendo lo stesso ragionamento sarebbe anche logico dare al Paese un altro nome, visto che quello di Argentina deriva dal latino “Argentum”. Pedro de Mendoza chiamava “río argentino” il fiume che ora si chiama Río de la Plata e si usava la frase “provincia argentina” per riferirsi a questa regione. Come negare di fronte a tanta evidenza la duplice origine dell’Argentina?

In breve: la statua di Cristoforo Colombo, che qualcuno vuole spostare da Buenos Aires e portare a Mar del Plata, ed il monumento di Juana Azurduy, eroina latino americana, potrebbero condividere la stessa piazza: infatti senza Colombo non ci sarebbe stata l’intrepida donna”. (aise)

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