MARTEDÌ 15 OTTOBRE 2013 16:21

ROMA\ aise\ – Far votare per corrispondenza anche gli italiani temporaneamente all’estero, finora esclusi dalla Legge Tremaglia e dai decreti che lo consentono a militari, docenti e diplomatici.

Questo l’obiettivo del disegno di legge presentato oggi in Senato dai senatori Aldo Di Biagio (Sc), Claudio Micheloni (Pd), Gianpiero Dalla Zuanna (Sc) e Stefania Giannini (Sc), alla presenza del senatore del Maie Claudio Zin.

Primo firmatario del ddl, Di Biagio ha spiegato che il voto dei temporaneamente all’estero “può non apparire importante oggi, ma sicuramente è un tema delicato, esploso prima dell’ultima campagna elettorale anche sulla stampa” con la protesta degli studenti Erasmus. Con il ddl, dunque, si vuole “colmare un vuoto” normativo.

Per la stesura dell’articolato, ha spiegato, sono stati ascoltati anche studenti e docenti all’estero e ci si è confrontati con i due Ministeri coinvolti, Esteri e Interno.

“La società cambia e adeguare legge è fondamentale”, ha aggiunto Di Biagio, sottolineando che il ddl “non disarticola nulla, legandosi alla Legge Tremaglia”. Quindi, nel giorno in cui il Ministro Quagliarello è tornato alla Camera – per bissare più tardi in Senato – ad illustrare la relazione dei “saggi” di Letta che eliminano la circoscrizione estero, Di Biagio ha sottolineato che questo ddl sopravvivrebbe anche in quest’ultima ipotesi perché “i temporaneamente all’estero voterebbero per corrispondenza per i candidati in Italia”.

Cofirmatario del ddl, Della Zuanna ha sottolineato l’importanza di aver trovato una soluzione a sostegno del voto dei temporaneamente all’estero prevedendo, allo stesso tempo, “una procedura in grado di espletare liste elettorale in tempi brevi, ad un mese dall’indizione delle elezioni”.

Il ddl, ha specificato, “non si rivolge solo agli Erasmus, ma anche agli imprenditori, ai lavoratori che risiedono all’estero da poco e che non sono o non sono ancora iscritti all’Aire”. Per queste persone “votare per corrispondenza e per i candidati della circoscrizione estero semplifica le procedure” rispetto all’ipotesi di farli votare per i candidati del loro collegio italiano. “Ci siamo confrontati sia con la Farnesina che con il Viminale – ha detto ancora Dalla Zuanna – per individuare una procedura semplice e non costosa”. Si tratta, ha concluso, “di una questione di civiltà: pochi o tanti che siano, se per garantire un diritto come quello di voto basta una procedura rigorosa ma semplice, allora si deve attuare”.

Senatore eletto in Europa, Claudio Micheloni ricorda bene l’ultima campagna elettorale e la protesta degli Erasmus. “Voglio contraddire l’amico Di Biagio: si tratta di un tema di grande attualità. Per questo, lo invito a sollecitare il Presidente del Senato affinchè affidi questo ddl alla Commissione Affari Costituzionali, che ora sta lavorando alla legge elettorale”. Micheloni ha quindi ricordato che “nella scorsa legislatura eravamo vicini ad una soluzione, ma poi le cose non sono andate in porto. Ho firmato convintamente questo ddl e – ha concluso – auspico che venga assegnato quanto prima alla I Commissione”.

Sostenitrice “molto convinta” del ddl anche la senatrice Giannini, già rettore della Stranieri di Perugia, secondo cui il testo “ha un valore politico e culturale molto significativo: in questo ddl, con un meccanismo non invasivo interveniamo culturalmente dimostrando una sensibilità politica alla nuova società europea, che si confronta sempre più con la mobilità”.

Il “valore politico” del ddl è che “non solo è attuale”, ma anzi “anticipa il corso della storia e della società europea, dando una possibilità in più – per l’esercizio di un diritto – ad una generazione in crescita”.

Il programma “Erasmus plus”, ha infatti ricordato Giannini, “dal 2014 al 2020 metterà in mobilità 5 milioni di studenti in Europa”, di cui “circa il 10% italiani”. Quindi, “una legge che consente ai giovani, e non solo, di votare dall’estero è una legge intelligente, anticipatoria e culturalmente forte”.

In sintesi: il ddl – composto da 4 articoli – si applicherebbe agli italiani che, al momento della indizione delle elezioni, siano residenti all’estero almeno da un mese, siano iscritti ad un elenco speciale in Consolato, che abitino lontano almeno 300 chilometri dal comune di appartenenza e che, infine, prevedano di risiedere all’estero almeno fino a tre mesi dopo le elezioni.

Per votare per corrispondenza, questi temporaneamente all’estero devono per prima cosa iscriversi al portale “Dove siamo nel mondo”, che verrebbe aggiornato con una sezione dedicata.

In caso non l’avessero fatto, il ddl dà loro un’altra possibilità: iscriversi entro 10 giorni dall’indizione delle elezioni.

Entro questo stesso termine, il connazionale dovrà comunicare al suo comune di residenza che vuole votare all’estero.

A questo punto, la palla passa alle istituzioni: i Comuni aggiornano “senza ritardo” il Viminale che, a sua volta, gira l’elenco alla Farnesina.

Il Mae, quindi, provvederà a trasmettere tutte le informazioni agli uffici diplomatici-consolari che dovranno stilare l’elenco dei temporaneamente all’estero. (m.cipollone\aise)

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